Dopo aver vinto le elezioni, continua la saga per il ritorno al potere di Franceschini & Co.
All’indomani della “vittoria” elettorale, nel bel mezzo dei preparativi per la definitiva affermazione ai ballottaggi, il PD prepara la sua nuova rivoluzione politica: la grande ammucchiata. È durato dunque meno di un anno (a conti fatti) l’idea alla base del progetto politico del centrosinistra: per la verità, che fosse finito ancor prima di cominciare lo si era capito nel giro di un paio di mesi. Ripercorriamo le tappe principali del neo Partito Democratico:
- dopo 2 funesti anni di Governo Prodi, l’anima maggioritaria del PD decide di tagliare il cordone ombelicale delle alleanze: via i socialisti, via i comunisti, via soprattutto la sinistra estrema, via anche Mastella (che si ritira dalla scena politica); incorporati i Radicali, rimane soltanto l’Italia Dei Valori di Antonio Di Pietro, l’uomo cult del giustizialismo italiano, con il quale (con)dividere un progetto politico (virtuale) alternativo a quello (reale) del centrodestra
- la Legislatura non è ancora cominciata e subito il PD parte all’attacco: sul piatto della bilancia qualche provvedimento politico? Qualche voce del “progetto” che stia particolarmente a cuore alla sinistra, che so, i poveri, i precari, gli indigenti? Macché, l’oggetto del contendere è Silvio Berlusconi ed il suo conflitto di interessi, tra Rete 4 e Lodo Alfano
- Veltroni al Circo Massimo raduna 150.000 fedelissimi, che a causa dell’effetto-Uolter diventano “oltre 1 milione”. Lancia subito la sfida al Governo: raccoglieremo 5 milioni di firme entro l’autunno
- l’alleato IDV ha già praticamente rotto con il PD: in Parlamento costituisce un gruppo a parte, nel Paese fa campagna elettorale permanente accusando apertamente Veltroni di fare comunella con il Cavaliere
- nel frattempo, delle 5 milioni di firme non c’è più traccia: neanche una parola, un accenno, la parola d’ordine a tutti gli esponenti del PD è tacere, insabbiare. Questa campagna rappresenta il più grande fallimento del PD: secondo il sito nazionale le firme raccolte sono state oltre 4,6 milioni, e tra esse c’erano anche quelle di Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi, molto probabilmente degli omonimi…
- in autunno le grandi bugie sulla Scuola, il terrorismo mediatico portato avanti, e le solite manifestazioni di piazza nelle quali 300.000 persone diventano 1,5 milioni
- nonostante le “imponenti” mobilitazioni, la “grande protesta” che monta in Italia, le elezioni regionali anticipate in Abruzzo ed in Sardegna rappresentano una durissima sconfitta, tale da indurre Walter “Santo Subito” Veltroni a lasciare la segreteria del Partito
- in inverno, in piena crisi economica, il terrorismo psicologico e le “tre proposte tre” respinte dal Governo, tra le quali la principale era “tassare i ricchi onesti per dare due spiccioli ai poveri” (questo il concetto espresso da candidato sindaco per il centrosinistra in quel di Firenze, Matteo Renzi)
- in primavera, mentre le stime degli economisti lasciano intravedere barlumi di speranza per una prossima fine della crisi economica, il PD, esaurite le cartucce politiche, di fronte ai sondaggi decide di lanciare l’attacco definitivo al grido di “o la va o la spacca”: sul principale quotidiano italiano, la Repubblica alias la Pravda, parte una durissima campagna gossippara, fatta di lettere di mogli frustrate, insulti di bassa lega, di foto del signor Zuppetta, Zuffetta, Zappetta (ah scusate, Zappadu), di voli di Stato e del solito immancabile processo giudiziario che vede coinvolto Berlusconi. Alla base di tutto sembrano esserci le decine e decine di miliardi di euro provenienti dall’Europa per lo sviluppo, difficili da gestire e da spartire se si è all’opposizione…
- la campagna elettorale, completamente svuotata di contenuti politici, si risolve in un clamoroso (in)successo
Questa è in sintesi la storia politica del PD, un anno di Partito Democratico da Veltroni a Franceschini. La sinistra, annebbiata dal berlusconismo, si consola proclamando di aver fermato lo Straniero e di aver impedito che l’Italia crollasse sotto la pseudo-dittatura berlusconiana. D’Alema si lancia in fosche previsioni di scossoni (chissà come mai tempo 3 giorni e subito salta fuori una inchiesta giudiziaria in cui è finito in mezzo, non come indagato, Berlusconi) in grado di abbattere l’attuale maggioranza, mentre il resto dell’intellighenzia di sinistra, da Travaglio a Scalfari, si unisce in un sol coro: tutti insieme appassionatamente per sconfiggere il nemico.
Da Veltroni che inaugura un nuovo periodo politico per la sinistra, un periodo fatto di proposte concrete e di riforme, un periodo che mette al bando la lotta permanente contro il Cavaliere per mettere al centro i problemi dei cittadini e del Paese, alla grande ammucchiata senza alcun programma politico che non sia quello di tornare al potere, ovvero conquistare la maggioranza degli elettori per impedire che la conquistino altri, facendosi baluardo della democrazia contro una dittatura immaginaria, contro un regime che esiste solo a parole, solo nei fiumi d’inchiostro di una piccola cerchia di ideologizzati che riesce a farsi votare soltanto accusando gli altri di fascismo con una tiritera alla quale gli Italiani non vogliono più credere. Franceschini accusa Berlusconi di ripetere le stesse cose da 15 anni, ma cos’è che fa la sinistra da 15 anni, se non appunto essere il Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento con le sembianze di Mussolini?
Però forse due punti a favore li hanno incassati: all’estero, dove i cittadini pensano giustamente ai loro problemi e delle storie di Berlusconi con Noemi importa nulla, i giornali di sinistra sono riusciti a rovinare l’immagine dell’Italia, a rovinare l’immagine del Paese rappresentandola come la Repubblica delle Banane, in cui invece di discutere dei problemi della gente si parla del “topo” di Topolanek, delle frequentazioni private del Cavaliere e si cerca, ancora una volta, di inventarsi un reato pur di riuscire finalmente a condannarlo. Perfino Murdoch si è mosso: si era legato al dito la storia dell’iva alle sue reti satellitari e ha restituito pan per focaccia attaccando Berlusconi, salvo poi dire che lui si limita a fare informazione… Il secondo in Italia: PierFurby Casini, dopo aver sbandierato ai 4 venti che lui insieme al PD+IDV non avrebbe mai avuto nulla a che spartire, annuncia che ai ballottaggi in molte località italiane si presenterà insieme proprio al PD+IDV. A parole, perché garantiscono maggior moderazione, nei fatti perché offrono più poltrone: ad es. alla Provincia di Frosinone l’UDC ha annunciato di appoggiare il candidato del PD Schietroma (38%).
A Frosinone la storia è interessante: candidato dell’UDC è Domenico Marzi (13%), ex sindaco proprio di Frosinone nelle fila dell’allora DS. Incacchiato come una iena verso il partito che non gli ha concesso, a suo dire, il dovuto riconoscimento per il lavoro svolto candidandolo al Parlamento (nel 2008), ha abbandonato sbattendo la porta. Oggi nel 2009 si presenta con l’UDC e cosa ti combina? Si allea con il PD del nemico Schietroma, dopo averlo attaccato per tutta la campagna elettorale, perché sembrerebbe (da voci interne al suo entourage: anche qui la digressione è interessante, poiché si tratta di un sindaco eletto nelle fila del PdL che ha replicato in piccolo il modello-Lombardo, cioè litigare con il partito accusandolo di non fare abbastanza per la gente e presentandosi ora come consigliere dell’UDC ergo come futuro possibile consigliere del PD, anch’esso dopo averlo criticato durante la campagna elettorale! E in tutto questo tale sindaco potrebbe presto diventare mio parente per acquisizione matrimoniale, sic!) che abbia offerto 4 assessorati, contro 1 solo assessorato offerto dal candidato Iannarilli (44%) del PdL, che ovviamente di fare giochetti di poltrone con Marzi non ha alcuna voglia, soprattutto dopo aver attaccato pesantemente il sindaco poc’anzi citato. Insomma qui a Frosinone anche 1 solo voto potrebbe fare la differenza, ma più in generale, l’elettorato centrista quanto sarà contento di questa svolta? Io speso il meno possibile, poiché sono convinto che l’intimo animo di centrodestra di questo popolo non possa avere nulla a che fare con l’animo giustizialista dell’IDV, e se a livello politico una manciata di poltrone più fare molto, a livello popolare potrebbe risultare un boomerang. Almeno spero.
Dunque, eccoti servita la strategia del PD: ciancicare qualche idea “popolana” tanto per sopravvivere, riaprirsi al dialogo della grande Unione per un nuovo gruppo di contrasto che guardi soprattutto alla consistenza numerica, cominciare ad offrire poltrone a destra e a manca per mettere insieme una lista eterogenea che nelle località più a rischio possa consentire di oltrepassare la soglia del 50%. Ci vedete la parola “politica” in mezzo al progetto del PD per il futuro della sinistra italiana?
“Se” ho dimenticato qualcosa avvertitemi…




