Archive for febbraio, 2009

È morto Candido Cannavò

febbraio 22nd, 2009
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cannavò

Grazie Candido per averci fatto vivere lo sport come una grande emozione e non come un business.

Si è spento a 78 anni lo storico direttore della Gazzetta dello Sport, a seguito di una gravissima emorragia cerebrale che lo aveva colpito mentre pranzava nella mensa del giornale. I milioni di lettori della rosa hanno fatto il tifo per lui, ma l’ultima battaglia era troppo dura da vincere. Grande commozione e sincere condoglianze alla famiglia.

http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Altri/Primo_Piano/2009/02/19/Cannavo.shtml

A Milano va in scena la farsa da repubblica delle scimmie

febbraio 18th, 2009
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pianeta delle scimmie

Ci vorrebbe davvero una guida come questa per comprendere quello che è successo ieri a Milano… Per ora vi regalo questa scheda:

IL PROCESSO DEL MARTEDI – LA SCHEDA

Oggetto: Processo Fininvest – All Iberian

Imputati: David Donald Mackenzie Mills e Silvio Berlusconi

Giudice e PM: Nicoletta Gandus; Fabio De Pasquale e Alfredo Lobredo

Antefatto: il 2 febbraio 1998 Silvio Berlusconi e la sua Fininvest avrebbero pagato $600.000, tramite un lo scomparso manager Carlo Bernasconi, ad un avvocato inglese che facesse lo gnorri nel processo All Iberian. Questo procedimento riguarda una società (la All Iberian appunto) controllata dalla Fininvest che negli anni ‘91 e ‘92 avrebbe finanziato illecitamente il partito socialista di Bettino Craxi (come ringraziamento per le televisioni evidentemente): il Tribunale di Milano condannò nel 1998 Berlusconi a 2 anni e 4 mesi di reclusione ed una pena pecunaria di 10 miliardi di lire. In questi processi Mills avrebbe testimoniato affinché “Mr. Berlusconi” risultasse pulito: egli era infatti avrebbe dovuto trattenere parte delle sue conoscenze sulla galassia off shore della Fininvest.

Svolgimento: molto semplice. David Mills è stato condannato non per il reato a lui contestato, ma per aver detto un mucchio di balle. In Inghilterra infatti se i soldi risultano provenienti da un pagamento vanno tassati, se invece risultano in qualche modo provenienti da una donazione di varia natura diventano puliti. Dunque Mills ha sempre agito in questo modo, per pararsi: si è passati variamente da un ringraziamento fatto da Bernasconi per un suo consiglio finanziario, ad un prestito da parte del sig. Attanasio che alla magistratura italiana venne fatto passare come “soldi in custodia”, al Fisco inglese li fa passare come prestito (riesce a mentire due volte insieme!).

L’assurdo: il PM De Pasquale ha contestato a Mills la reticenza in atti giudiziari ma chi è che ha contestato le sue testimonianze? Beh, proprio la difesa di Silvio Berlusconi: dunque si dovrebbe pensare che “Mr. Berlusconi” ha pagato David Mills per rilasciare una testimonianza contro la quale lui stesso avrebbe appellato. Cioè avrebbe pagato per risultare colpevole (io ho sempre saputo che si fa il contrario, o sbaglio?)… Un criminale senza scrupoli, non c’è che dire…

La realtà: nel 2000 Mills estinse dei mutui anche a nome della moglie, l’allora Ministro della Cultura Tessa Jowell. Secondo l’accusa italiana parte di quei soldi proverrebbero da pagamenti effettuati da Silvio Berlusconi affinché risultasse reticente nel processi Guarda di Finanza 1997 e All Iberian 1998 (ma abbiamo detto che è stato tutt’altro che reticente, visto che le sue testimonianze hanno poi portato alla condanna del Premier). Nell 2004 il Fisco inglese va da Mills: “Ciccio, donde vengono ’sti sordi?”. È qui che Mills dice che i soldi vengono da Bernasconi per aver fatto lo gnorri in due processi. Il tutto era contenuto in una missiva presentata al suo commercialista Bob Drennan: il quale tuttavia sentì subito la puzza di bruciato e girò tutto al Serious Fraud Office (l’antiriciclaggio inglese). Gira che ti rigira, la missiva arriva anche a Milano, come fosse un pacco regalo. Interrogato dal Fisco il 18 luglio 2004, Mills alla fine fece il nome di Berlusconi, colui che si nascondeva dietro Bernasconi. Ma il Fisco inglese non è allocco (o meglio, non è schierato) come i magistrati italiani e dopo i dovuti accertamenti sancì che quei soldi erano frutto di un pagamento (altro che regalo!) e costrinse Mills a pagare le dovute tasse. Si arriva così alla spiegazione che in realtà quei soldi provengono da una serie di operazioni condotte per conto dell’armatore italiano Diego Attanasio, il quale (inquisito per corruzione) voleva salvare un po’ di soldi con la compravendita di due navi. Il giochetto è stato ricostruito dal consulente contabile Andrea Perini, docente di Diritto Penale Commerciale a Torino: quei soldi si originano dalla compravendita quinquennale della motonave Ocean Installer, senza ombra di dubbio. Tutto questo si sapeva già nel 2006.

Il trapezio: con la strenua volontà di condannare a tutti i costi Silvio Berlusconi, i PM cominciano una serie di salti mortali da far rabbrividire qualsiasi studentello del primo anno di giurisprudenza. Fallita l’ipotesi del “ringraziamento”, provano a far passare questi soldi da Gibilterra: ma siccome è una invenzione via ipotesi ovviamente non trovano nulla. Purtroppo però siamo vicini alla prescrizione (dopo 10 anni). Allora ecco il secondo salto: il reato non va considerato dal momento in cui Mills riceve i soldi (appunto il 1998), ma dal momento nel quale quei soldi vengono spesi (appunto nel 2000, triplo SIC!). Una roba che non sta in piedi neanche in Burundi, tanto è vero che pure Antonio Di Pietro, interrogato a tal proposito da Bruno Vespa, cerca di svicolare con un “Non conosco le carte del processo” pur di non ammettere che i suoi colleghi l’hanno fatta davvero grossa.

La conclusione: Nicoletta Gandus è un giudice politicamente schierato. Ha firmato appelli e promosso petizioni contro Silvio Berlusconi da molti anni a questa parte: lo ha riconosciuto anche Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. La sentenza era già scritta: nonostante l’accusa non stesse in piedi, David Mills è stato condannato, per le bugie che ha detto ma soprattutto perché in questo modo si è potuto condannare Silvio Berlusconi. Il processo-farsa oramai è finito: il prossimo anno andrà in prescrizione e quasi certamente senza che la Corte d’Appello possa pronunciarsi in merito. I sinistrorsi potranno così continuare a dire che Berlusconi è un criminale. Il popolo continuerà a pensare che meglio un criminale che fa funzionare l’Italia che un mucchio di coglioni ammassati in una baracca che va avanti al motto di “tassa e spendi”. Leggere la sentenza sarà uno spasso, una barzelletta: da dove vengono quei soldi? Dove sono stati depositati? Chi soprattutto lo ha fatto? La barzelletta sarà capire come le risposte verranno collegate ai fatti, alle carte, che in nessun punto e da nessuna parte collimano con le tesi dell’accusa sulle quali si è appiattito il giudice (ma la magistratura è sempre indipendente, ricordatevelo!).

A Milano va in scena la farsa da Repubblica delle Scimmie, ma non ditelo troppo in giro, già i sinistrorsi stanno a terra dopo lo tsunami sardo, lasciamogli questo piccolissimo momento di vanagloria…

EDIT: a questo link, http://www.giornalettismo.com/archives/19024/caso-mills-una-questione-di-parole/, si può osservare con chiarezza l’inconsistenza politica e logica degli avversari di Berlusconi. Messi alle strette su quello che dicono, non potendo rispondere ai fatti la buttano in caciara…

Lo tsunami Silvio sulla baraccopoli della sinistra

febbraio 17th, 2009
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In accordo con quanto asserisce il proverbio (“L’acqua va sempre al mare”), per la prima volta nella sua storia la sinistra italiana vive la sua più profonda e duratura debacle. E che debacle si potrebbe aggiungere: da un anno a questa parte, il consenso del popolo è tutto per Silvio Berlusconi ed il suo governo, qualunque sia l’avversario, qualunque sia la coalizione che la sinistra mette in campo. Con o senza uomini di partito, con o senza i comunisti, con o senza i partiti di centro, la sinistra italiana è morta, il popolo è stanco della sua improduttiva retorica: l’unico argomento da 15 anni a questa parte risiede nell’espressione “Berlusconi è il nemico”. Veltroni è sceso in campo alle ultime elezioni politiche tentando di instaurare un nuovo modo di fare politica a sinistra, ma ben presto ha dovuto rincorrere Di Pietro sul campo della lotta terroristica senza quartiere e senza regole, con l’unico risultato di perdere sempre più voti, sempre più giù, mentre il “nemico” va sempre più su.

Sinceramente mi chiedo se i sinistrorsi lo abbiano capito, o se pensano, come continuano a fare ultimamente, che soltanto lo scontro in campo aperto possa riportarli in qualche modo al potere. L’arma dello sciopero è oramai logora, quella delle manifestazioni fallita su ogni fronte, qualcuno ha più sentito parlare della famosa raccolta da 5 milioni di firme lanciata da Veltroni in quel di luglio? In Sardegna, mentre Berlusconi e Cappellacci illustravano il programma di Governo per rilanciare un luogo geograficamente strategico per l’Italia (che fosse strategico lo avevano capito già i Fenici 2500 anni fa), Soru ha ben pensato di continuare ad insultarli chiamandoli “colonizzatori”: è stato punito, forse ben più di quanto meritasse. Mentre Berlusconi e Cappellacci mettevano nero su bianco il rilancio dell’isola dal punto di vista turistico e sotto il profilo occupazionale e della povertà (drammatica è infatti la situazione) ma non solo, Soru ben pensava di aderire al motto “più tasse per i ricchi” e alle stalle per le pecore: è stato punito, probabilmente quanto meritava.

La sinistra si presentava con la solita baraccopoli di prodiana memoria: di nuovo insieme PD, Di Pietro e comunisti, i quali ultimi però non hanno sortito l’effetto sperato, anzi aleggiano sempre intorno a quel 3% che oramai è loro proprio. Mentre sorprende l’UDC, che raccoglie un onestissimo 9% e che dovrebbe far riflettere Casini: il suo elettorato è di destra, cosa ci sta a fare ancora all’opposizione facendo l’occhiolino a Veltroni? Ora che Mastella ha stretto alleanza con il PdL (di nuovo dopo 15 anni), per l’UDC tramonta definitivamente il sogno di un terzo polo di centro: restare per sempre a fare una improduttiva politica di semiopposizione astensionistica non mi sembra una prospettiva che possa attirare il suo popolo, e se Casini non lo capisce…

cappellacci presidente

Un’ultima annotazione la meritano le primarie di Firenze: un cattolico di area margheritina, Renzi, ha stracciato la concorrenza dei candidati veltroniani, bersanini/dalemiani e dell’ex sindaco Dominici, il cui consenso fino a poche mesi fa certo è crollato in maniera verticale ed esponenziale. Un ragazzo (34 anni), lontano dalle lotte intrapartitiche, in grado di vincere nel feudo comunista e di farlo da cattolico nell’area che da secoli esprime forti valori laicisti. Segno che la gente è stanca, è stanca del vertice, non ne può più delle solite tiritere, che se potesse prenderebbe Veltroni, Bersani, D’Alema, Diliberto, Ferrero e tutta la combriccola, ne farebbe un fascio impacchettandola destinazione Burundi. Un monito che va ben al di là della pochezza politica di questo gruppetto: un monito che mette a rischio l’esistenza stessa del PD, il progetto di bipartitismo e, per di più, la credibilità politica dell’area della sinistra come reale alternativa di Governo. Le false dimissioni di Veltroni, date solo perché sarebbero state respinte, sono la solita facciata pulita di un edificio che dentro cade a pezzi.

Se lor signori lo vogliono capire forse per questo Paese c’è ancora la speranza di avere una opposizione minimamente degna di questo nome; se hanno intenzione, come al solito, di continuare a gridare al “regime”, si preparassero a 50 anni di “regno” incontrastato della destra italiana, perché tanto più in un momento di crisi come questo, il popolo vuole i fatti, non le chiacchiere, le promesse e le letterine a Babbo Natale

Testamento biologico: testo Calabrò, cosa va e cosa non va

febbraio 16th, 2009
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Il principio cardine su cui si fonda il progetto di legge sul testamento biologico è quello espresso nell’articolo 1 comma 4: “La vita è un bene indisponibile ed inviolabile”. Questo dice la legge italiana.

Nella società moderna invece il significato di vita è profondamente cambiato: pensiamo che ci appartenga come ci può appartenere un qualsiasi altro oggetto, pensiamo di averne la proprietà esclusiva così come abbiamo la proprietà di casa nostra, pensiamo di poterne disporre a nostro piacimento così come disponiamo a nostro piacimento di un qualsiasi manufatto. Alle volte siamo così spocchiosi che ci prendiamo la briga di poter decidere della vita degli altri, e tanto più questi altri sono deboli ed indifesi tanto più travalichiamo quel minimo diritto alla vita proprio di ogni essere umano (anche quando indesiderato, ma guarda un po’!). Eppure non possiamo mettere in vendita la nostra vita su ebay, non possiamo neanche venderla a pezzi, non possiamo istituire su di essa alcuna ipoteca bancaria e non possiamo neanche farne ciò che si vuole, in quanto non siamo padroni di accenderla e spegnerla a nostro piacimento. E tutte le nostre libertà hanno comunque un limite, che è quello stabilito dalle libertà altrui. Però quanti paletti per qualcosa che riteniamo a nostra completa disposizione!

La vicenda di Eluana Englaro è stata particolarmente significativa anche sotto il profilo internazionale perché ha riproposto la oramai annosa questione di fin dove si possa spingere la volontà umana. E non è certo copia-incollando quello che fanno gli altri Paesi, perché fino a prova contraria la società italiana ha il diritto di ordinarsi come meglio crede e non certo sulla base di quanto fanno le altre società (che tra l’altro mica è detto che facciano bene). Certamente il problema non può più essere rimandato: la politica per troppo tempo ha lasciato irrisolto il problema facendo in modo che “l’imperialismo giudiziario” avesse la meglio (la definizione è del filosofo Paolo Becchi). Il tentativo (a mio avviso mal pensato ma comunque inutile visti gli esiti definitivi) di agire via decreto è fallito ed è iniziata la discussione attorno ad un disegno di legge che il Presidente Napolitano (ma un po’ tutti gli Italiani di buona volontà) vuole licenziato come condiviso e non come maggioritario. Il lavoro si svolge per ora attorno al testo Calabrò, il quale presenta pregi ma anche difetti. Esponiamoli brevemente.

  • Si vieta ogni forma di eutanasia e di suicidio assistito (art. 2)
  • È possibile da parte del medico astenersi dal curare il paziente qualora si configuri il caso di “accanimento terapeutico” (art. 3), il quale tuttavia non giustifica l’abbandono del paziente. L’accanimento terapeutico si stabilisce come «trattamento sanitario straordinario, non proporzionato, non efficace o non tecnicamente adeguato rispetto alle condizioni cliniche del paziente»
  • Il paziente deve essere pienamente informato circa il trattamento sanitario cui viene sottoposto. Egli è libero di rifiutarlo e in qualsiasi momento di revocare il consenso precedentemente accordato. Viene fatto salvo in ogni caso il diritto del medico di agire in scienza e coscienza (cioè in primis secondo etica e deontologia medica) nel caso in cui le condizioni del paziente non permettano di accertarsi circa la sua volontà (art. 4). La dichiarazione del paziente viene acclusa alla sua cartella clinica e ne costituisce documentazione integrante
  • Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) il paziente esprime la sua volontà circa trattamenti sanitari o di fine vita che dovessero attuarsi in un futuro. Si esclude la possibilità di rilasciare dichiarazioni circa eutanasia attiva o passiva. Ugualmente, alimentazione ed idratazione in nessun caso possono essere oggetto di rifiuto (art. 5)
  • La DAT non ha valore né obbligatorio né vincolante, deve essere sottoscritta da un medico e certificata da un notaio. Ha valore massimo di 3 anni ma può essere rinnovata indefinitamente (art. 6)
  • È possibile nominare un fiduciario (art. 7)
  • Il medico può tenere conto della DAT ma non può agire per cagionare la morte del paziente. Il medico può non tenere conto nel parere espresso nella DAT non solo per i casi in cui decida di far prevalere la propria scienza e coscienza, ma anche nei casi in cui ritenesse che le avanzate conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche non siano più corrispondenti a quelle per i quali il paziente ha espresso volontà. Le convinzioni di carattere scientifico e deontologico sono comunque fatte salve per il medico curante anche a fronte della valutazione di un collegio di medici (art. 8 )
  • L’autorizzazione giudiziaria interviene quando, nel caso in cui il paziente non abbia espresso volontà, altri soggetti legittimati ad esprimerla si rifiutassero ingiustificatamente di rilasciare dichirazioni in tal senso (art. 9)
  • Viene istituito un registro nazionale informatico delle DAT, accessibile a chi di competenza (art. 10)

Cosa non va di questo progetto di legge: massimamente l’art. 6. Su questo bisogna concordare con alcuni rilievi dell’opposizione: a cosa serve redigere un testo non vincolante, che per di più ha valore solo per 3 anni? Serve soltanto a far impazzire medici e notai che passeranno tutti i giorni dell’anno a valutare tutte le DAT… Così come configurato, il testo di legge assomiglia ad una di quelle riforme fatte per cambiare tutto affinché non cambi nulla. Oggi grazie ad internet è possibile informare tutti i propri pazienti di ogni scoperta tecnico-scientifica che la comunità internazionale ritiene valida: il limite di una DAT andrebbe dunque innalzato almeno a 10 anni, anche perché non avrebbe senso in un mondo dove i progressi sono sì veloci, ma non così rapidi.
Inoltre il problema dell’alimentazione e dell’idratazione non può essere risolto negando indistintamente a tutti la possibilità di rifiutarla. Benché io sia convinto come tanti medici che tale trattamento non si configuri come terapia (altrimenti è terapia anche il preparato chimico che diamo ai nostri neonati!), è altresì evidente che quando il caso lo richieda, la somministrazione del sostentamento vitale effettuata a mezzo di nutripompe elettriche collegate a sondini di varia natura si possa effettivamente configurare come nutrizione artificiale e dunque almeno in questi casi il paziente possa avere il diritto di rifiutarlo. È ovvio che in tali situazioni bisogna anche stabilire un limite, nel senso che soltanto dopo 10 anni le conoscenze attuali affermano che le possibilità di potersi risvegliare sono veramente ridotte all’osso. Io penso che lo Stato (ovvero le Regioni che hanno il controllo della Sanità) debba garantire a tutti il sostegno nei primi 2 anni di vita (quando si registra il maggior numero di risvegli rispetto alla totalità) ma dopo, nei casi più gravi, lasciare che sia il singolo o chi per esso a decidere. Ovviamente è l’autorità sanitaria a doversi accertare (cosa che non è stata fatta nel caso di Eluana) che il paziente non sia più in grado di essere nutrito per vie naturali (circa il 25% dei pazienti mantiene inalterate le capacità di deglutizione). I casi purtroppo sono veramente tanti, ed un misero comma di legge non può bastare.

Sul piano politico il problema è diverso: come dice Alberoni, di fronte a questioni etico-morali si creeranno sempre schieramenti faziosi che agiranno per evitare il prevalere dell’altro, spesso anche con scontri aspri. Ma a chi giova chiedere il referendum abrogativo per una legge ancora solo in bozze? Per una volta, ha ragione Ferrero quando dice che l’attuale scontro rischia di diventare una lotta tra il “partito della vita” ed il “partito della morte” e come nel 2004 la vittoria del primo sarebbe certa. Ovviamente è altrettanto da nazisti del laicismo parlare di partiti confessionali in Parlamento: i partiti confessionali sono quelli che stabiliscono una linea dall’alto ed obbligano gli aderenti ad agire di conseguenza. I partiti laici (come il PdL), sono quelli che lasciano la libertà di votare secondo coscienza, quindi inutile appellarsi a presunte ingerenze del Vaticano giacché (come ricordava Mentana ad Odifreddi prima di abbandonare Mediaset) ad un cattolico non serve che il Papa ricordi quali sono le cose in cui crede. Poi lui è liberissimo di aderirvi oppure no, ma se lo fa ne ha tutto il diritto, altro che partito di talebani. I talebani sono coloro che contro la volontà popolare che li ha esclusi dal parlamento (comunisti e radicali in primis) vogliono imporre la loro visione della società alla maggioranza: la Costituzione Italiana garantisce il diritto alla comunità cioè al popolo di ordinarsi come meglio crede, e questo contempla il diritto (previsto dal concetto stesso di democrazia) della maggioranza dei cittadini di decidere anche per la minoranza. Già nel 2004 questi signori andavano in giro con le bandiere NO VAT e cosa hanno ottenuto? Non solo che il referendum sulla procreazione assistita abbia visto una vittoria netta dell’area avversaria, ma anche (nel 2008) la loro esclusione dal Parlamento. Segno che il popolo non è più disposto a farsi abbindolare dalle simpatie necrofile di queste persone, ma vuole ragionare e promulgare le leggi che ritiene più giuste.

Per ora mi fermo qui, ma sarà necessario tornare in futuro su questo argomento.

La bionda la preferite così, così o così?

febbraio 2nd, 2009
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Balletto

AB

Alessandra

Si tratta di Alessandra Balletto, giornalista della trasmissione di Controcampo condotta da Alberto Brandi.


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