
In campo economico, una delle idee maggiormente pubblicizzate dal nuovo Governo è stata quella relativa alla Social Card, tanto è che nel DPEF di giugno si prendevano provvedimenti per inasprire la pressione fiscale su banche e petrolieri (la c.d. Robin Hood Tax) proprio per finanziare in parte una manovra del genere. Il Governo prevedeva una platea di aventi diritto che ammontava a circa 1 milione di persone, mentre secondo alcune associazioni si arrivava perfino a 2 milioni e oltre (CISL ed ACLI in primis). Tuttavia i dati sono stati non molto lodevoli, se come ha affermato lo stesso Ministero soltanto poco più di 500.000 domande di attivazione della carta ad oggi sono arrivate a destinazione, per altro alcune migliaia senza i requisiti necessari per aderire all’iniziativa. Ma di cosa si tratta.
Di un bonus, previsto per l’anno 2009, di 40 euro al mese per le famiglie più disagiate, più un bonus retroattivo di €120 euro dal 2008, da spendersi in beni alimentari e bollette. In totale una somma di €480 nell’arco di un anno, eventualmente rinnovabile nel 2010. Questo bonus viene caricato su una normalissima carta di credito che in modo del tutto anonimo permette l’accesso a sconti speciali sui principali beni di consumo alimentari. Le principali critiche mosse a questo provvedimento sono le seguenti:
- è contro la dignità della persona, costretta a mostrare la sua povertà alle altre persone
- è un flop, nonostante la pubblicità in pochi hanno aderito
- sarebbe stato meglio prendere quei soldi e metterli sulle pensioni sociali
Rispondere alla prima domanda è facile: cos’è più dignitoso, pagare al supermarket con una carta di credito, o fare la fila alla Domus Caritatis per un pasto caldo? Rispondere prego, perché i parrucconi che usano questi argomenti mi paiono tanto persone che sono “finocchi col sedere degli altri” (da una famosa battuta di Colorado Cafè)… €40 euro al mese non saranno il massimo ma male che vada garantiscono un piatto di pasta ed un tozzo di pane every day.
Probabilmente si è ottenuto meno di quanto ci si aspettasse inizialmente, ma questo è anche dovuto principalmente ai problemi incontrati per mettere in piedi la questione nel poco tempo che ci si era prefissato. Indubbiamente un errore, bisogna riconoscerlo…
La critica più grossolana è l’ultima: nelle intenzioni del Governo non vi erano soltanto i pensionati sociali, dunque fare una scelta di quel tipo significava automaticamente escludere un certo gruppo di persone molto povere ma senza pensione sociale, e la cosa ovviamente non andava bene. Inoltre mettendoli in conto pensione non sarebbe stato possibile attivare gli sconti previsti dalla manovra, rendendo di fatto inutile il tutto: mentre in tal modo, non solo ti metto in mano €40 in più al mese ma ti dò la possibilità di pagare meno quello che compri abitualmente. Insomma due piccioni con una fava.
Detto questo, c’è anche un altro aspetto connesso alle modalità di gestione della social card: come ha spiegato il Ministro Sacconi, si tratta di una manovra strutturale. Cosa significa: che oggi come oggi su quella carta finiscono i soldi elargiti dallo Stato, ma domani quella carta potrebbe essere utilizzata come collettore delle risorse messe a disposizione dalle comunità locali. Una associazione di aiuto che si occupa dei meno abbienti in quella determinata città, bonus resi disponibili dal Comune, dalla Provincia o dalla Regione, e così via seguitando: tutte cose che non sarebbe possibile attuare se la scelta iniziale fosse stata quella del conto pensione. Attualmente questi bonus devono essere ritirati alla posta o bisogna andare personalmente presso le suddette associazioni, con inutili code e perdite di tempo: in tal modo con questa carta sarà possibile rendere il procedimento automatico ed estendere a tutti gli aventi diritto il bonus stesso. Ed anche una certa questione di sicurezza, sebbene minoritaria rispetto al progetto principale, che riguarda la possibilità di girare con i soldi caricati su una carta invece che con i soldi in tasca, che soprattutto per le persone anziane non è una cosa disdicevole.
Dunque, quei parrucconi che sprezzatamente sputano su 1,30 euro al giorno, le grandi menti di Famiglia Cristiana che non perdono occasione per allinearsi sempre di più a sinistra (poi in questo momento, sai che fortuna!), possono anche starsene a casetta a fare il loro mestiere. Se aver speso 39 milioni di euro (attualmente) ed aver in qualche modo aiutato oltre 400.000 persone pare poca cosa, pare un topolino, vuol dire che voi siete sufficientemente ricchi da non aver bisogno del benché minimo aiuto. In Italia vige la regola del benaltrismo, quella pratica secondo la quale gli altri, soprattutto coloro che non hanno responsabilità governative e quindi giocano con i soldi degli altri, sanno sempre fare di più e di meglio di chi prende le decisioni. Salvo poi non saperlo dimostrare quando si tratta di stare al governo, come l’infausto biennio prodiano ha dimostrato… D’altronde si sa, a sinistra schifano €1,30 al giorno quando bisogna darli, ma quando bisogna prenderli se le inventano di tutti i colori pur di tassare i cittadini: ad es. la Delirium Tax di Cofferati, l’ultimo regalo di questo storico leader della CGIL…