Archive for novembre, 2008

Ancora una volta, in 300 bloccano il Paese

novembre 11th, 2008
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Premesso che il diritto di scioperare, come quello di dissentire, è sancito in pratica dalla Costituzione e difeso dalle norme. Premesso anche che, come diceva Pirandello, ognuno ha la sua idea sulla vicenda Alitalia e che dunque si può benissimo trovare chi non accetta nella maniera più assoluta il passaggio da un’azienda pubblica ad un’azienda privata. Detto questo, lo sciopero dei “lavoratori” di Alitalia (perché tale ancora è in attesa del definitivo passaggio alla CAI) che vuole significare?

Lo hanno chiamato “comitato di lotta”: ora, io immagino i pionieri dei diritti dei lavoratori, quei signori che sporchi e sdruciti scendevano in piazza a difendere la loro vita, guardare questi loro discendenti protestare vestiti in giacca e cravatta, di tutto punto imbellettati. Si staranno rivoltando nella tomba dal voltastomaco! Questi signorotti che non firmano un contratto perché non hanno il posto macchina gratis e che, in 300 persone, si permettono addirittura di bloccare il diritto al lavoro dei loro colleghi che con questa vertenza non hanno a che fare, in quanto sotto contratto con altre compagnie! Tale è la boria e la spocchia di questa gente che addirittura pensano di ottenere appoggio e supporto dai cittadini del Paese lasciandoli appiedati all’improvviso: lo sciopero è di fatto illegale perché manca la tempistica di base nella sua dichiarazione, ma a rimetterci sono stati i cittadini semplici, in migliaia costretti a dormire su panchine o seduti per terra. Loro e non altri, perché i grandi manager ovviamente hanno il loro bell’aereo privato. Chi sciopera in teoria lo fa per portare attenzione su un determinato problema, per attirare solidarietà: ma cosa hanno ottenuto se non odio ed ostilità da chi segue la vicenda e da mesi ha capito che queste persone non difendono il loro posto di lavoro ma soltanto i privilegi ad esso collegati?

Questa retorica vecchia e stantia di chi sciopera contro il Paese sperando che esso sia solidale ha oramai fatto il suo tempo: ma nonostante tutto, viene ancora ripetuta e ad andarci di mezzo sono i cittadini, sempre gli unici a pagare dei disagi creati. Sono i cittadini che pagano quando sciopera il trasporto pubblico, sono i cittadini che pagano quando 30 ragazzotti bloccano una Facoltà con 9000 iscritti, sempre e solo i cittadini sono a pagare quando un bene primario viene loro sottratto senza preavviso e senza garanzie. Loro e non altri, non i politici, non i sindacati (verso cui pure è rivolta la protesta), non i businessmen che come detto hanno il loro trasporto privato.

Non è più sostenibile andare avanti così: bene fa Maroni a denunciare chi blocca un pubblico servizio, bene fa Matteoli ad avviare le pratiche di precettazione al lavoro. Se perfino un signore come Cofferati, l’uomo dei “3 milioni” al Circo Massimo, dice che c’è qualcosa da rivedere, allora significa che c’è davvero qualcosa da rivedere. Innanzitutto a livello di regole: ci sono, ma oramai sono vecchie ed inefficaci e, come detto, colpiscono solo i cittadini e non ottengono quasi mai nulla. È anche buffo che nel Paese dove probabilmente esiste la forza sindacale più forte d’Europa (sia come numero di iscritti che come peso politico, giacché spesso costituisce una vera e propria costola di partito), si agitino ancora e per l’ennesima volta questi scioperanti della domenica. La crisi economica non colpisce solo le famiglie ed il potere d’acquisto dei salari, colpisce anche e soprattutto le aziende che quei salari devono erogare, perché erode inevitabilmente i loro introiti che vanno poi trasformati in investimenti e paghe. È davvero fuori luogo in questo momento storico chiedere alle aziende di farsi carico di una spesa che non possono sostenere: la torta è una e sempre soltanto una, chi vuole mangiare di più deve fare in modo che qualcun’altro non si sieda al tavolo, perché l’unità più si divide più la frazione è piccola, è una questione di pura matematica, non un’opinione.

La soluzione? Lasciare a casa, e magari qualcuno in galera, questi signorotti: far fallire l’azienda, non dare loro neanche un centesimo e farla ripartire sotto altro nome ed altra egida, con nuovi contratti ed assunzioni individuali, distruggendo così il potere di 9 sindacati nel quale, incredibile a dirsi ma vero, firma la CGIL e non le sigle autonome. Una volta che sotto Berlusconi il sindacato rosso firma, si blocca l’accordo, roba che se la racconti in Burundi ti premiano come miglior comico dell’anno.

Forse, lo dico con grande chiarezza, l’illegalità ha volte aiuta a far capire a certa gente che non ci si comporta in questo modo: la prossima volta la Polizia stia a guardare, così vedremo anche noi se domani si permettono ancora di trattare i cittadini italiani come pezze, invece di proteggere questi scioperanti privilegiati dalla folla inferocita. Se poi hostess e piloti di volo ci vengono a raccontare che loro conducono una vita al limite del normale, a me cosa importa? Nessuno ti ha chiesto di farla e soprattutto la collettività non può farsi carico, in senso negativo, delle tue scelte.

Ed ovviamente, siccome queste cose succedono solo in Italia, la strafigura di m… è sempre e solo nostra. Esistono i diritti dei lavoratori certo, ma nel pubblico prima vengono i diritti dei cittadini: se queste priorità ai dipendenti non stanno bene, cambiassero lavoro. Nel privato possono fare quello che vogliono salvo che, siccome nel privato conta il merito e la produttività, tali comportamenti non si verificano. Chiedersi perché nel pubblico avvengono certe cose e darsi una risposta.

Chi critica Mourinho è un imbelle

novembre 9th, 2008
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L’Italia, Paese di commissari tecnici fin dalla culla: prima ancora di cominciare a parlare, siamo già tutti esperti di tattiche e sostituzioni. Magari non sappiamo nulla di quello che avviene durante la settimana, però la domenica alle ore 15:00 facciamo la formazione come fossimo al fantacalcio, dentro tutti i grandi nomi e guai se l’allenatore non applica le nostre idee.

Il problema è che si gioca in 11 (così hanno deciso gli inventori del calcio) e possibilmente in maniera equilibrata, cioè con un tot di difensori, un tot di centrocampisti ed un tot di attaccanti. È incredibile come la gente nostrana applichi al calcio giocato gli stessi ragionamenti di quando gioca a PES oppure a FIFA: gioca chi segna (leggasi Cruz)…

Diciamo la verità: Mourinho sta sui maroni al 99% della popolazione calcistica perché Moratti gli dà 9 milioni di euro di stipendio (bontà sua, problemi suoi), dunque dovrebbe fare ciò che gli dicono gli altri, non ciò che pensa. Oggi si critica il portoghese esattamente come ieri si criticavano i vari Simoni, Lippi, Cuper e soprattutto Mancini, del quale i critici avranno chiesto le dimissioni almeno 4-5 volte. Tutti mandati via perché l’Inter giocava male ed in particolare dopo i primi 2 si è sempre dovuto ricominciare da capo. Oggi, dopo la partita con l’Udinese si critica Mourinho perché ha zittito qualche tifoso in tribuna: ma perché, Mancini non l’avrà fatto almeno 6-7 volte? Si critica il portoghese perché ha un atteggiamento poco idoneo (ma “poco” in che senso?) nei confronti dei giornalisti, ma lo sappiamo tutti che i nostri giornalisti sono i peggiori a livello internazionale, spocchiosi e maleducati: chi, come lui, è abituato a quelli inglesi è ovvio che in Italia si trovi male, perché non ha capito che non parla con dei cronisti ma parla con dei c.t.

A cosa serve continuare a paragonare Mourinho a Mancini? Ogni volta che si cambia allenatore bisogna sempre andare a vedere se quello del passato era meglio, se dopo averlo voluto cacciare non fosse alla fine stato meglio tenerlo. La realtà è che chi rovina il calcio sono proprio i tifosi, incapaci di praticare un ragionamento calcistico degno di questo nome. L’Inter non gioca bene come non ha mai giocato bene da quando seguo il calcio in maniera continuativa (più o meno da 22 anni), però oggi con l’Udinese ha attaccato di fila per 60 minuti, ha tirato qualche migliaio di volte, i bianconeri si saranno presentati nella nostra area giusto in paio di volte in tutta la partita (la fantastica Udinese dal fantastico attacco…). Il portoghese ha un modo di giocare nettamente diverso dal passato: Mancini giocava con il 4-4-2, controllo difensivo, poca fluidità sulle fasce ma grande potenza in mezzo. Mourinho gioca con il 4-3-3, due ali molto esterne, centrocampo forte e punta centrale di peso (ma nel Chelsea aveva Drogba, nettamente diverso da Ibrahimovic). Come si può pensare che un squadra dopo 4 anni si adatti in 4 mesi ad un modulo estremamente diverso, con un modo di attacco e di movimento della squadra nettamente diverso. E poi rimane sempre il fatto che allenare in Italia è molto diverso che allenare all’estero, quindi c’è un minimo di periodo d’adattamento che non si risolve in qualche partita: all’estero nessuna squadra ultima in classifica è in grado di mettere in difficoltà le grandi formazioni, in Italia ci sono squadre che hanno perso gli scudetti o fondamentali partite su campi quali quelli di Reggio Calabria, Ascoli, Lecce, Livorno, squadre generalmente votate ad un campionato di salvezza.

Tifosi imbelli ed opinionisti incapaci, continuate a dichiararvi tifosi dell’Inter ed a sparare a zero contro la stessa: se volete fare gli allenatori compratevi PES o FIFA e lasciate lavorare chi di dovere…

Quando il razzismo è di sinistra, spuntano gli gnorri

novembre 9th, 2008
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Ho controllato la data di calendario, ho letto 08/11/2008 e mi sono detto: cavolo, se la “scusa” del 2008 viene utilizzata per propagandare tutto ciò che è contrario al buon senso (solo perché considerato più moderno di esso!), dovrebbe essere utilizzato anche per emanciparsi dai comportamenti minoranti cari al periodo passato. Invece cosa ti devo leggere? Che se Berlusconi dice di Obama che è abbronzato, perfino nelle prime pagine dei giornali del Burundi si grida al razzismo. Davvero sconcertante l’atteggiamento della sinistra nostrana, sempre pronta a fare in modo che all’estero si denigri l’Italia per tornaconto elettorale: in particolare, si stanno specializzando nel razzismo. Ogni volta che si parla di uno straniero, se non si stende in terra un tappeto di petali di rose questi signori gridano al razzismo e alla xenofobia.

Ma è necessario andare a vedere da che pulpito viene la predica: se un bue dice cornuto all’asino permettetemi di prendere la sua esternazione con fragorose risate piuttosto che con dovuto mea culpa.

La Binetti ad esempio parla di Obama come negro: ora, secondo la grammatica italiana “negro” è sinonimo di “nero”, in quanto deriva direttamente dal latino “niger”. Dunque non ci sarebbe nulla di male ad utilizzarlo, solo che, capite, se lor signori fanno tempesta per la parola “abbronzato”, è ovvio che negro nel sentire comune assume inevitabilmente quel concetto di politicamente scorretto che lo fa inevitabilmente diventare per nulla idoneo. Per non parlare di quando assimila l’omosessualità ad una malattia che porta alla pedofilia.

D’Alema si è rivolto al Ministro Brunetta chiamandolo un ergumeno tascabile: questo modo di fare “satira” sulla statura fisica altrui non si può connotare come razzismo? Apostrofare una persona mettendo in risalto negativo le sue caratteristiche fisiche a casa mia non è mai stato particolarmente divertente. Tralascio per pietà quello che dicono di Berlusconi, Grillo lo chiama addirittura psiconano, però vabbè, di certa gente in un dato momento si comincia ad avere compassione.

Sempre il baffone nazionale ebbe a dire che i voti della destra vivono nella fascia meno acculturata della popolazione. E secondo voi, il concetto di superiorità culturale della sinistra non è un concetto di razzismo antropologico? Lo è per il semplice motivo che si tratta di un sentire autoreferenziale, del tipo “me la scrivo, me la canto e me la suono pure”… Se poi a dirlo è un comunista come Diliberto… Ancora il baffone può andare a braccetto dei terroristi islamici e stringere la mano al presidente iraniano, il quale dice peste e corna di Israele e ne chiede la cancellazione fisica: non si stringe la mano ad una persona che dice queste cose se non ci fosse qualcosa di fondo che le accomuna.

Poi c’è “l’antropologo” Parlato, uno che deve essersi laureato ad Oxford se, dalla fisionomia e dalle caratteristiche fisiche (è un vezzo della sinistra questo) riesce ad intuire l’appartenenza politica di una persona: di Alemanno infatti ebbe a scrivere che è un puzzolente fascista solo guardandolo in foto. Bisognerebbe chiedere a Parlato come si riconoscono gli schifosi comunisti, quali sono le caratteristiche fisiche che hanno tali figuri: o forse basta guardare una sua foto per capirlo? Mi si dirà: ma Parlato non è colui che nel 1971 condusse una campagna contro la proprietà della casa? Si proprio lui, evidentemente non gli hanno spiegato cosa è successo in Unione Sovietica…

Come non citare la recente uscita dello scrittore Camilleri, il quale ha apostrofato la Ministro Gelmini con l’espressione “non è un essere umano”: dunque, siccome in biologia anche gli esseri umani appartengono alla categoria animale, il Camilleri chiede l’intervento di un chimico per capire cosa sia. Il tutto davanti ad una classe di studenti liceali… Il che, detto da un uomo che è cresciuto a sigarette e catarro, ex dirigente RAI, mi costringe a riflettere se inserire le sue parole nella scatola “irrisoria” oppure nel “bestiario della sinistra”.

Uno scienziato di fama come Veronesi può dire senza vergognarsi che il concetto cattolico di vita umana è un concetto da animali stolti e primordiali, la Melandri in Kenya ci va solo per ragioni umanitarie (beh in effetti in Kenya non c’è un Billionaire dove andare a ballare). Lidia Ravera può dire che Condoleezza Rice è una scimmia più che una donna. I sinistrorsi sono quelli che vogliono intitolare un’aula del Senato ad un terrorista ed addirittura candidano al parlamento italiano ex terroristi: però apriti cielo se viene concessa la libertà condizionale a Francesca Mambro, quella è di destra e deve marcire in galera…

Permettetemi di non scadere in maniera eccessiva citando un Daniele Luttazzi che in televisione annusa le mutande di Anna Falchi e mangia escrementi, oppure citando Travaglio, del quale non basterebbe un libro per raccontare tutte le bestialità che dice. Stendo un velo pietoso anche sulle vignette di Vauro… Magari mi concedo una digressione su Furio Colombo, che diventato direttore dell’Unità nel 2002 faceva scrivere che “la destra si insinua nei gangli istituzionali con la stile di un virus”: sarebbe stato più opportuno che il Colombo scrivesse queste cose su una rivista scientifica, agli scienziati non sono noti gli “stili” dei virus… Se poi proprio si vuole scendere in basso, si può citare il pregiudicato Caruso che richiama i compagni alle armi, autolegittimando se stesso a gambizzare chi non permetterà al partito comunista di avere una rappresentanza parlamentare (ed io che pensavo fossero i voti del popolo a decidere queste cose: ma d’altronde si sa, se il popolo non è d’accordo col partito tanto peggio per il popolo).

Molto meno noto ma comunque efficace fu quel lettore che, dichiaratosi di sinistra, chiedeva aiuto perché non voleva diventare razzista: come se cacciare uno straniero che nega ad una vecchina il posto che sull’autobus è a lei riservato fosse razzista invece che da medaglia al valore civile. Come se, il semplice fatto di essere di sinistra, sia il miglior antidoto contro il razzismo, come se le etichette fossero più che sufficienti per orientare i comportamenti. A tanto arriva la superiorità antropologica morale propagandata dai sinistronzi italiani.

Per capire quale sia il background culturale che forma il pensiero di queste persone, basta andare a leggere cosa scrissero di Stalin i compagni comunisti nel 1953, anno della sua morte: un amante della pace e della libertà (pensate se non lo fosse stato cosa avrebbe potuto combinare!). Come si vede dalla foto sottostante, addirittura si chiede gloria eterna al “grande condottiero”…

stalin

Infine lui, “il CheWalter Veltroni, “l’amato” Nulla (ehm, leader) del Governo Oscuro (quando l’ombra è troppo ombra, diventa buio), il quale fu direttore di questo giornale, lui che ha appena la licenza media e che da comunista quale è stato continua a ripetere che non lo è mai stato. Serenamente e pacatamente Comunista, ma anche no. D’altronde, Veltroni è così sfacciato da dire che si può stare nel Partito Comunista senza essere comunisti: però cacciò Augusto Minzolini dalla Fgci romana quando ne era il leader (lui ha sempre avuto propensioni di comando: leader di qua, leader di là, sindaco di Roma, premier-nulla del Governo Oscuro: ma che mi laureo a fare se con la terza media posso fare tutto questo?) perché di idee contrarie a quelle del partito (Minzolini disse di non essere d’accordo con quell’antifascismo portato avanti in quel modo).

cheveltroni

Secondo voi, chi è il giovane signore seduto in basso a sinistra che applaude, e chi il destinatario dei suoi applausi?

veltroni

Dio ci salvi dagli imbecilli perché in Italia ce ne sono tanti, ma come dicevano i Greci: “Nulla potettero gli dèi contro gli ignoranti”. Se non ce la fecero neanche loro…

Massa: il titolo si ferma a 100m

novembre 2nd, 2008
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100m dal titolo. Così si può sintetizzare la stagione di Felipe Massa, metro più metro meno, che in quel del Brasile viene aiutato dal cielo e dalla terra a mettere un po’ di pepe lì dove non batte il sole ad Hamilton, il quale dopo una gara giudiziosa condotta con l’unico obiettivo di controllare la gara, si ritrova al sesto posto a due giri dalla fine, troppo poco per vincere. Ma quando i tifosi ferraristi di tutto il mondo (unitevi!) già assaporavano la seconda grandiosa impresa consecutiva, si sono dovuti arrendere alle gomme d’asciutto di T. Glock, il quale le ha provate anche sul bagnato ma non è riuscito a mantenere i 15″ di vantaggio sull’inglese (chissà quali problemi sul rettilineo finale, purtroppo).

massa

Il più giovane campione del mondo della Formula 1 scaccia l’incubo definitivo a pochi metri dal traguardo, quando, dopo essere stato sorpassato dal motorizzato Ferrari S. Vettel (seguitelo nei prossimi anni) si ritrovava troppo indietro per poter guadagnare i punti necessari alla vittoria. Ed invece, quando ti deve dire bene alla fine ti dice bene: se poi dimostri di essere il pilota più continuo nella stagione, allora c’è poco da fare. Chissà invece Ecclestone: ha telecomandato le nuvole affinché piovesse a 3 minuti dall’inizio, poi le ha rimandate via e le ha fatte ritornare a 3 minuti dalla fine, sparigliando le carte e offrendoci una stretta al cuore che ci porteremo fino al prossimo G.P. del Brasile. Grande ed emozionante è stata comunque la nuova era Ferrari: il mitico trio Todt-Schumacher-Brawn, che tante gioie ci ha regalato, ha lasciato strada alla nuova giovane gestione, che per aver fatto male (troppi errori quest’anno) ha comunque portato a casa un secondo posto nei piloti a -1 (con la terza posizione di Raikkonen) ed il titolo costruttori.

San Paolo ci ha provato: la torcida brasiliana ha spinto fino a quando ha potuto, facendo scongiuri su tutto e tutti, ma alla fine si è dovuta arrendere al pilota McLaren, con una macchina davvero formidabile ed assolutamente affidabile, oltreché estremamente competitiva lungo tutto il corso della stagione. Quando sembrava oramai fatta, la Ferrari ha tenuto aperto il campionato fino all’ultima curva del mondiale, e quanto oggi si può recriminare per quei punti persi in maniera stupida, ma adesso inutilmente.

Complimenti dunque al neo campione ma onore delle armi alle rosse. Arrivederci al 29 marzo, per una nuova entusiasmante stagione di Formula1.

F O R Z A  F E R R A R I  ! ! !


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