C’è poco da fare: il partito comunista più forte d’occidente non poteva che lasciare l’Italia post 1989 come il Paese con il sindacato più forte d’occidente: un sindacato fatto di privilegi, di accordi sotto banco e tutti gli ammenicoli vari dell’italica intellighenzia, come raccontato nel buon libro “L’altra casta”.
Ora, il Governo Berlusconi si è speso con tutte le sue forze per cercare di salvare l’azienda Alitalia e collegate, che non è una comune azienda, ma è il simbolo stesso del Paese che viaggia nel mondo. Io non so cosa sia successo negli ultimi anni, fatto sta che come ricordava il ministro Tremonti la compagnia è passata da una situazione “onesta” del 2006 ad una situazione da fallimento totale nel 2008: cosa abbia combinato il Governo Prodi per trasformare una società operativa in una bancarotta è un mistero, ma tant’è. Non pago di tutto ciò, il Governo Prodi avrebbe voluto svendere la compagnia ad Air France: questo avrebbe significato la sparizione del simbolo della bandiera dai vettori, l’appiedamento di migliaia di lavoratori tra personale di volo e personale di terra ma, cosa ancora più grave, nessuna prospettiva seria di sviluppo (come si può pensare che una compagnia aerea si faccia concorrenza da sola?), la colonizzazione delle rotte aeree ed un solo grande hub italiano (Roma). Quella proposta, anche nella sua ultima versione, fu dichiarata irricevibile dalle sigle sindacali.
Oggi l’opposizione di centrosinistra vuol far credere al popolo italiano che sia stato Berlusconi a far scappare Spinetta: la verità è che Spinetta è scappato alla sola idea di dover ripetere ogni anno l’incontro con i sindacati italiani per il rinnovo dei contratti, dopo averli visti all’opera di fronte alla sua offerta. D’Alema ci tiene a sottolineare che almeno Air France si sarebbe accollata il debito di Alitalia: qualcuno vuole spiegare al baffone nazionale che nel mercato odierno nessuno fa la carità a Prodi e dunque che quel miliardo e passa di euro sarebbe stato recuperato altrove?
Sia come sia, la trattativa è saltata: dal PD sono piovute ingiurie quotidiane (perfino da Casini) contro la “fantomatica” cordata agitata da Berlusconi: poi si è scoperto che non solo questa cordata esisteva per davvero, ma era addirittura comandata dal padre di un ministro del governo ombra veltroniano, tal Colaninno. Evidentemente al figlio han detto di tenere occhi e orecchie chiuse, perché non ci credo che per due mesi non si sia accorto di quello che avveniva in casa sua… La proposta della nuova Compagnia Aerea Italiana comunque è arrivata sul tavolo del Governo. Intanto l’amministratore Fantozzi ha annunciato il piano con oltre 4000 dipendenti in cassa integrazione, che a turno faranno il mese corto con “giorni a casa” variabili in base alla tipologia di mansione.
Ora, indipendentemente dal fatto che sul breve termine l’offerta di CAI fosse più o meno preferibile a quella di Air France, preme sottolineare due punti: innanzitutto una cordata italiana che rileva una compagnia significa che entrerà sul mercato in maniera competitiva, con voglia di crescere e di svilupparsi superati i primi 2-3 anni di inevitabile contrazione; significa competere seriamente con le compagnie internazionali, significa stringere importanti alleanze con loro, significa continuare a controllare il traffico almeno nazionale che altrimenti sarebbe stato colonizzato da decine di compagnie estere.
L’offerta di CAI è più che onesta: per il momento cercare la parità di retribuzione con aumento di produttività (cioè più ore di volo), oppure un ritocco al ribasso degli stipendi; garantire un forte sostegno, con l’appoggio del Governo, ai lavoratori in cassa integrazione e mobilità (fino all’80% del loro attuale stipendio per i prossimi 7 anni!!!), ridistribuzione del 7% degli utili per coprire parte dei tagli, e così via seguitando. Per i sindacati di categoria non c’è partita: non vogliono tagli né al personale né agli stipendi, vogliono mantenere intatto il loro potere di contrattazione, arrivando perfino a preferire il fallimento della compagnia piuttosto che essere “schiavi” di CAI. Ma, mi chiedo io, se i piloti sono pronti a fallire, perché non danno le dimissioni in blocco e vanno a trovare lavoro in altre compagnie di volo, come fanno milioni di cittadini in tutto il mondo quando la loro azienda fallisce o quando non sono più disposti a lavorare per lei? La CAI ha detto che non ha altri soldi da mettere sul piatto dopo gli ulteriori 100milioni aggiunti negli ultimi giorni: “qui si chiude”, aut-aut, dentro o fuori. Berlusconi, al quale la CGIL sta sulle palle come a non pochi italiani per il suo modo politicizzato di affrontare le questioni nelle quali è chiamata in causa, ha chiaramente detto: pur di salvare Alitalia, andiamo avanti anche senza CGIL, come dire, chi è dentro è dentro e chi è fuori se la piglia in saccoccia.
Dunque siamo al punto di partenza: come i sindacati hanno respinto la proposta di Air France, ora respingono quella di CAI. Però, dicono i piloti, se Alitalia fallisce pur di volare ci decurtiamo lo stipendio. Posso dire una cosa??? MA ANDATE A CAGARE!!! Se CAI vi chiede sacrifici di salario dite di no, se Alitalia fallisce dite di si? Ma come minchia ragionano? C’è gente che è veramente «una protesi della sua stessa minchia», come diceva il mitico Guzzanti nel suo programma satirico “Il caso Scafroglia”…
Io spero che Berlusconi salvi l’Alitalia, colga questo grande successo e riporti la compagnia di bandiera ai fasti di un tempo. Al tempo stesso spero che tutti i lavoratori aderenti ai sindacati che in questi mesi hanno remato contro il salvataggio della compagnia con richieste assurde (c’è anche chi ha chiesto se le ore di volo gratuite per i dipendenti sarebbero rimaste le stesse!!!), qualora CAI dovesse comprare Alitalia facciano un atto di coerenza e si dimettano in blocco. Via, a casa, come i mistificatori della sinistra, che la gente come voi ha portato l’Italia sull’orlo del baratro e l’ha spinta più volte anche oltre…
Aggiornamenti nelle prossime ore.
UPDATE delle 16:45: tra gli applausi dei dipententi, si è appreso che la CAI è ad un passo dal ritiro della trattativa. Se ciò dovesse essere, si andrebbe al fallimento della compagnia, con 20.000 lavoratori appiedati ed una serie di reazioni a catena sul comparto volo italiano di difficile immaginazione. Vediamo cosa applaudiranno poi i piloti…
UPDATE delle 17:00: ma perché la CAI e Berlusconi dovrebbero spendersi per salvare il posto di lavoro a dei pezzenti che urlano di gioia “Meglio falliti che in mano ai banditi!”?
UPDATE delle 17:30: all’unanimità, la CAI ha deciso di ritirare l’offerta. Il primo commento di Angeletti: «E’ una catastrofe sociale e sindacale – dice il leader della Uil – L’azienda è morta e qualche mio collega si accinge a fare il becchino. Mi ricorda la vicenda Fiat di 30 anni fa». Si attende il comunicato ufficiale della compagnia per prendere atto delle motivazioni che hanno portato a questa decisione.
UPDATE delle 17:45: la CAI in un comunicato fa sapere che la drammatica situazione di Alitalia e dei mercati internazionali “non permette di allungare ulteriormente una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni. Ulteriori concessioni e dilazioni metterebbero irrimediabilmente a rischio la realizzazione del piano. Mentre piloti ed hostess plaudono al risultato, Epifani tira in ballo le responsabilità del Governo e Berti dell’Anpac chiama Berlusconi ad un atto di responsabilità verso i lavoratori. Io li farei volare entrambi dalla finestra (tanto per rimanere in tema), mentre il Premier si è già attivato per approfondire la questione.




