Ferrero già dà i numeri

1 agosto 2008 di Simone82 Leave a reply »
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Sono passate da pochi giorni le elezioni del nuovo segretario di Rifondazione Comunista, elezioni su cui gravano grossi sospetti di stampo fascistoide, e che ha visto spuntare per una manciata di voti Paolo Ferrero, con un partito quasi esattamente spaccato a metà tra la mozione accondiscendente di Vendola e quella tutta d’un pezzo del sergente di ferro, che risponde al motto di “meglio soli che male accompagnati” (cioè MAI insieme al PD e compagnia bella).

E la nuova linea anti-PD di Ferrero non piace neanche a D’Alema, che da unico uomo veramente Politico dell’opposizione, sta preparando il terreno delle riforme, a cominciare dalla legge elettorale, per la quale prevede uno sbarramento che rischia di cancellare definitivamente i comunisti dalla scena italiana, non solo politico-governativa, trovandosi in una certa simpatia anche con Gianfranco Fini.

Ferrero, per i più smemorati, era quello che al primo Consiglio dei Ministri del secondo Governo Prodi (nell’allora 2006), si presentò dicendo «Siamo 1 contro 25» (riferendosi al fatto che fosse l’unico comunista nel consesso dei 26 Ministri dell’esecutivo), come se il CdM fosse un campo di battaglia nel quale affrontarsi a suon di schiaffi e di cazzotti, una specie di Royal Rumble del Wrestling. Poi fu quello che nell’agosto del 2006 sfidò il Nord, dicendo che il voto agli immigrati avrebbe cambiato la geografia politica del Paese, un monito eufemisticamente “democratico” per avvertire la Lega e i suoi elettori che sacche di extracomunitari gliel’avrebbero fatta pagare per il loro xenofobismo (poi, come tutti sappiamo, nel 2008 furono addirittura i comunisti a votare la Lega!), tanto che perfino un uomo come Gian Antonio Stella sentì il dovere di intervenire. Insomma, il classico leninista trotzkista dirigista, il valdese del “niet”, che vuole cambiare le cose a suon di legnate, metaforiche “ma anche no”.

Tralascio per pietà cosa ha detto quest’uomo negli ultimi 2 anni di Governo, ci sarebbe da ridere se non ci restasse da piagere, e vengo subito al dunque. Si diceva all’inizio che Ferrero è stato appena eletto segretario di RC: qual’è il primo atto, per così dire, istituzionale dell’uomo di Pomaretto?

Si tratta di una manovra economica antipopolare, sia perché è recessiva quindi peggiorerà la crisi economica, sia perché taglia le risorse per le regioni, per i comuni e per le province e quindi i cittadini dovranno pagare tariffe più alte e avranno servizi minori, sia perché peggiora le condizioni sulla questione della precarietà, reintroduce degli elementi di precarietà maggiore che peggioreranno le condizioni di vita dei giovani lavoratori, quindi complessivamente una manovra di destra contro i lavoratori e i pensionati. Sull’Alitalia ci troviamo di fronte ad un comportamento irresponsabile di Berlusconi perché la situazione che viene prospettata oggi è molto peggiore di quella della proposta di Air France fatta prima delle elezioni e quindi io credo che il fatto che Berlusconi abbia fatto saltare l’ipotesi Air France e adesso presenta una situazione delirante dice delle responsabilità di un Governo che se ne dovrebbe andare a casa.

L’intervista la si può vedere in streaming del Tg3 di oggi edizione delle ore 19:00. Insomma, il Governo non è arrivato neanche ai suoi primi 100 giorni e per Ferrero dovrebbe andare a casa: dal mio punto di vista, il bollo ufficiale del corretto operato di questo esecutivo. Innanzitutto, Ferrero come Veltroni non ci spiega quali tagli (annunciati) avrebbe fatto l’eventuale esecutivo di centro-sinistra per mantenere la promessa da Prodi sottoscritta di realizzare il pareggio di bilancio entro il 2011. Nessuno dei due ci dice in che modo la condizione economica del Paese ci permetterebbe di aumentare salari e pensioni mantenendo al contempo una spesa statale sostanzialmente inalterata senza aumentare le tasse. Ricordo per inciso che il Governo Prodi ha messo a posto i conti (dice lui) non con tagli strutturali alla P.A. (la spesa della quale è invece aumentata), ma aumentando le tasse ai cittadini pur di scontentare il meno possibile le varie organizzazioni (e nonostante tutto è stato l’unico Governo della Repubblica Italiana a portare in piazza ogni singola categoria del Paese), con una pressione fiscale che ha sfondato il 43% senza che i servizi fossero adeguatamente validi. L’azione di Brunetta e i provvedimenti sulla digitalizzazione, sul taglio del cartaceo et similia dimostrano che qualcosa si poteva fare. Ma tralasciamo il fatto che non solo non ci dicono come avrebbero fatto, ma non ci dicono neanche come si dovrebbe fare: sappiamo che stare all’opposizione rende le cose più facili, perché si può maneggiare lo Stato virtualmente, quindi si può annunciare tutto e il contrario di tutto tanto poi non ci sarà mai la controprova. Valeva quando all’opposizione c’era il centrodestra, figurarsi se non vale adesso che ci sono loro, che in ciò sono maestri assoluti e indiscutibili. Sulla vicenda Alitalia, per chiosare, Padoa Schioppa ci deve spiegare come mai la compagnia doveva essere venduta in fretta e furia ad Air France, con una trattativa praticamente monopolistica, entro il 30 aprile 2008 se poi, come dimostrato, la compagnia stessa aveva liquidità per evitare il fallimento almeno fino alla fine di giugno. Per quale motivo il Governo di centrosinistra voleva sbarazzarsi in ogni modo di Alitalia, cedendola praticamente ad una compagnia avversaria? C’entra qualcosa Malpensa ed il mercato economico del Nord? Veltroni chiama “alleanza internazionale” il controllo di una compagnia estera e concorrente? Quale sarebbe stato il piano di rilancio di Air France? Davvero Veltroni pensa che il primo obiettivo non sia salvare la compagnia di bandiera ma garantire il posto di lavoro a 2.000 dipendenti? E se l’attuale piano in futuro permettesse una tale crescita da portare all’assunzione di 10.000 dipendenti? Come fa Veltroni ad essere sicuro che Air France avrebbe fatto un potente programma di rilancio della compagnia, addirittura a costo di danneggiare le rotte della sua? Trattandosi di mercato, la risposta dovrebbe essere quasi scontata, ma evidentemente per Veltroni, Ferrero, Bersani & Co. non è così.

Tra l’altro, ad indicare quando gli Italiani vogliano che Silvio vada a casa, è stato pubblicato ieri (30/07/08) il sondaggio sulla fiducia nel Premier curato da Euromedia Research, nel quale risulta che il 62.8% ha fiducia in lui, mentre secondo il sondaggiometro di Politicalink, ancora l’altro ieri la maggioranza di centrodestra conservava un onesto +13% sulla coalizione di centrosinistra, sfiorando con il suo 49,6% la soglia della maggioranza assoluta. Tutto questo nonostante qualche colpo a vuoto del Governo che abbiamo prontamente analizzato negli ultimi giorni su questo blog. Chi ricorda i sondaggi elettorali del Governo Prodi alla fine di luglio 2008, sa cosa vogliano dire questi numeri, che numeri rimangono, ma qualche indicazione la offrono…

Il tutto mentre Veltroni si dimostra finalmente conscio di cosa vogliano dire questi numeri: Di Pietro lo chiama al referendum contro il Lodo Alfano? “Niet” risponde il Uolter, se il PD fallisse, “il boomerang sarebbe devastante e rischierebbe di stare all’opposizione anche il mio pronipote” (parole non dette ma forse pensate). Il suggerimento è di quel saggio di Oscar Luigi Scalfaro, che forse memore di quel Lodo ad personam che gli regalò la magistratura in quel lontano 1992, quando  lui non ci stava (e la magistratura, giustamente, se lui non ci stava pensò bene di non farcelo stare: poi ci raccontano che i magistrati sono imparziali!), ha avuto l’accortezza di suggerire che non è il caso per l’attuale PD rischiare il botto, in un momento nel quale è ancora alle prese con lo tsunami elettorale di aprile e le beghe interne. Di Pietro si è ovviamente subito risentito, come alcuni esponenti del PD, dichiarando che solo chi non lotta non perde mai: vero, sicuro, come il buon detto del famosissimo Boskov, secondo il quale «Chi mai tira, mai sbaglia», tuttavia tra una sconfitta certa ed una sconfitta probabile ci corre una certa differenza. Insomma, il buon vecchio detto “Il gioco non vale la candela” è pur sempre valido, e risale ad un certo generale cinese Sunzi il ben noto libro “L’arte della guerra”, nel quale è contenuto il seguente aforisma:

un esercito destinato alla sconfitta prima dà battaglia, poi spera di vincere

E di aforismi di questo tenore, nel libro, ve ne sono moltissimi…

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2 Responses

  1. AndreaNo Gravatar scrive:

    Tutto giustissimo e sacrosanto Simone, ma sei daccordo con me che dalle nostre parti urge un subitaneo scossone?
    E’ accettabile che non c’è traccia delle eccezioni da te sollevate nelle dichiarazioni dei “nostri”?
    E’ accettabile che un sottosegretario trovi il fiato solo per definire irricevibile il cazziatone di chi moolto generosamente lo ha fatto diventare un superprivilegiato della casta?
    E’ accettabile che le uniche analisi obiettive, approfondite e schiette debbano arrivare dalla blogosfera?
    E’ accettabile che ancora oggi gli organi di informazione filtrino l’operato di questo esecutivo facendo passare solo gli elementi di gossip e i dissensi?
    E’ accettabile che io sia costretto a questo punto a sottoscrivere alcuni proclami di quella m***a di Grillo?
    Quest’anno, come tutti gli ultimi anni le mie 2 settimane di vacanza le passerò a casa perchè “o parto o compro i libri di scuola per i miei figli a settembre”…ma inizio veramente ad averne le palle piene. Facciamo qualcosa, tempestiamo i giornali, presentiamoci a casa di questi farabutti, uniamo le forze, ho tanta paura che per l’ennesima volta abbiamo perso il nostro tempo ed il nostro voto.

    Ti abbraccio

  2. Simone82No Gravatar scrive:

    Caro Andrea, che dire… Ad ogni tuo “è accettabile”, io rispondo con un secco NO, come tra l’altro ho avuto modo di esprimere nei giorni scorsi, criticando un certo atteggiamento di questo esecutivo proprio in relazione ai punti da te sottolineati. Antichi errori per nuovi problemi, il punto fondamentale è che non si riesce a cambiare registro come si dovrebbe: io spero veramente nel costituendo partito del PdL, che partirà a gennaio 2009, perché allo stato attuale è difficile andare avanti, finché ognuno continuerà a sentirsi parte non del PdL ma chi di FI e chi di AN. Io non ho il tuo pessimismo, anche se quest’anno i miei genitori per l’ennesima volta rimarranno pure loro a casa (meno male che Roma in quanto a cultura non è seconda a nessuno nel mondo), per permettermi di fare 1 misera settimana di vacanza al mare.

    Non so a quali proclami di Grillo tu ti riferisca, l’unica cosa che so è che l’unica alternativa a questo stato di cose era Velprodi, e sinceramente soltanto l’idea mi fa tanto “pianto e stridore di denti”…

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