La dittatura della minoranza

17 gennaio 2008 di Simone82 Leave a reply »
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Oggi si sono svolte alla Camera dei Deputati le dichiarazioni di voto relative alle dimissioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella. L’espondente della Lega Roberto Maroni ha utilizzato una espressione che potrebbe essere giustamente il titolo di un libro sulle storture del’italica cultura: “la dittatura della minoranza“. Di cosa si tratta? In pratica, quando in una democrazia viene sovvertito il principio che a condurre la vita del Paese sia quanto decide la maggioranza dei cittadini: in tal modo, un gruppo più o meno numeroso ma comunque nettamente minoritario, mette in campo gli strumenti in proprio possesso per bloccare le iniziative della maggioranza. Due casi emblematici si possono citare su tutti: da un lato la magistratura, che sempre più pervasivamente utilizza quanto la legge gli concede per minare, bloccare, distruggere gli schieramenti politici o le personalità politiche che ostacolano il potere della sinistra. Quando il principale avversario era Silvio Berlusconi, la magistratura lo ha sepolto sotto una montagna di denunce la stragrande maggioranza delle quali rivelatesi infondate per non dire fantasiose (come l’ultima di cui ho parlato qui). Oggi, venuto in parte meno il grande spauracchio berlusconiano anche in virtù del rimpasto che sta attraversando il centro-destra, il nuovo nemico è Mastella e il suo UDEUR: riesce sinceramente difficile credere che i vertici di un intera sezione regionale di un partito siano tutti dei criminali, anche se ovviamente la giustizia farà il suo corso (speriamo onesto) e chi ha sbagliato dovrà pagare. Sia come sia, Mastella è politicamente antipatico tanto al centro-sinistra (perché i suoi principi cozzano con quelli della sinistra massimalista), quanto a certa parte della magistratura che non ha visto di buon occhio le operazioni che il signor Mastella ha effettuato da Ministro della Giustizia. Il fatto che il CSM, accusato di difesa corporativistica della categoria, abbia reagito scompostamente, come dice Casini, è sintomo del fatto che questa interpretazione non è poi tanto lontana dalla realtà.

Dall’altra parte, l’altra minoranza che, grazie ad azioni paramilitari che nulla avevano se non di intollerante, ha bloccato la vita civile del Paese è stata quella dei gruppi dei Collettivi Universitari della Sapienza, che tanto si sono prodigati, in nome della libertà e della laicità della scienza, per impedire al Papa di parlare esprimendo un suo pensiero, diritto riconosciutogli dalla Costituzione Italiana. Si riempiono la bocca di concetti che essi stessi non sono in grado di comprendere, ne alterano il significato facendoli diventare bandiere di una ideologia faziosa e intollerante, e con ciò stesso ribaltano il concetto di cultura degradandola e declassificandola a strumento di lotta politica. Semplicemente deprimente.

Poi vi sono tutte le altre minoranze che sempre più vengono assurte a nuovi tabù della modernità. Ad esempio, non è più possibile mettere in discussione l’aborto, considerato oggi diritto fondamentale dalle femministe: non è possibile chiedere l’integrale rispetto della legge 194 perché subito si levano alte le grida che accusano i cattolici di oscurantismo e arretratezza; non è possibile chiedere un nuovo dibattito pubblico alla luce delle scoperte scientifiche occorse negli ultimi 30 anni perché si grida allo scandalo. Un altro tabù è il sesso: una volta il sesso era tabù perché parlarne sembrava diabolico, oggi è tabù perché ha talmente invaso la nostra cultura e la nostra vita quotidiana che qualsiasi parola atta a descriverlo come un atto d’amore tra due persone diventa anacronistica e illiberale: ci sono proposte di legge che vogliono addirittura giustificare il sesso con minori retrocedendone l’età a 12 anni (vedasi il partito dei pedofili in Olanda), l’ONU e l’UE sono da decenni impegnate in una battaglia senza quartiere per il controllo demografico, e più in generale nessuno vuole in alcuna maniera venire in qualche modo non bene apostrofato se nella propria vita ha soltanto fatto collezione di uccelli e/o uccelliere. Capita sempre più spesso sentire discorsi assurdi del tipo «Se a 18 anni non hai consumato almeno 10 relazioni, sei uno sfigato». Mi verrebbe da rispondere ma sfigata sarai tu che a 30 anni ancora non sei in grado di farti una famiglia e vai girovagando di letto in letto pensando che l’unico modo per far andare avanti un rapporto sia soltanto quello di basarlo essenzialmente su sesso e sentimento… Poi ci lamentiamo del fatto che dei ragazzini uccidano persone vere emulando i videogame della playstation oppure gettando sassi dal cavalcavia, ci lamentiamo della droga imperante, ci lamentiamo del bullismo dei ragazzi, facciamo convegni a non finire sul disagio giovanile. Ma guai a parlare di etica e di valori (tanto più se sono cristiani), perché tutto è relativizzato, tutte le opinioni sono buone, tutte sono egualmente valide. Si confonde evidentemente in tal modo il concetto del diritto alla libertà di opinione e di espressione e il rispetto per le idee altrui con la validità intrinseca delle stesse: un errore tanto grave quanto dilettantesco.

Poi ci sono i tabù legati a particolari figure: ad esempio, oggi sono accettabili vignette su tutti, anche vignette satiriche poco decorose sul Papa e sulla Chiesa, ma guai a fare vignette satiriche sui musulmani perché sennò ti bruciano, e altrettanto guai a farle sugli omosessuali, perché oltre ad essere poco di moda, ti considerano razzista e omofobo. Io cattolico ed etero devo accettare di essere vignettizzato, ma non solo non posso rispondere a mia volta, ma se lo faccio mi è concesso soltanto dire “Grazie, tutto bene madama la marchesa”!!!

Si dice che la Chiesa nel Medioevo fosse arretrata (ma rispetto a chi?) e oscurantista (ma rispetto a cosa?). Certamente è innegabile che abbia creato un cristianesimo della paura che tuttavia andrebbe analizzato nei libri e nelle carte storiche, non certo attraverso stereotipati luoghi comuni e pseudo-enciclopedie internettiane che raccolgono tutto e il contrario di tutto, anche “leggende auree” e metropolitane. Ma è altrettanto innegabile che oggi si sta andando verso una nuova forma di controllo dall’alto: nuove ideologie che vogliono guidare il nostro pensiero verso i sicuri lidi del politically correct e i certi approdi del facile controllo delle masse si uniscono alle tante caste che stanno sorgendo qui e la tra le minoranze le più varie possibili, tutte accampanti diritti spesso più arbitrari che altro. Una volta si diceva che alle minoranze andavano comunque garantiti i diritti fondamentali e il rispetto che si doveva alle maggioranze. Oggi sembra che siano le maggioranze ad essere state espropriate di quei diritti e di quel rispetto che dovrebbe essere garantito loro. Pesare le proprie affermazioni non può trasformarsi in bavaglio al proprio diritto di espressione e di critica per gli atteggiamenti altrui, né questa critica può essere soltanto vista come una forma di razzismo (o di omofobia in taluni casi) nei confronti dei meno numerosi.

Questo è sinceramente inaccettabile, e se non ci sveglieremo presto dal torpore nel quale ci siamo fatti indurre da una certa cultura che vuole la libertà di ridurre gli altri al silenzio e la democrazia per definirli oscurantisti e arretrati, ci attendono tempi davvero bui, ben peggiori di quelli dove si era pur sempre sotto una dittatura, ma dove almeno la dittatura era una ed era quella della maggioranza…

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