
Nel post che ho scritto ieri, sono stato definito razzista e omofobo. Bene, se dare dei caproni ad atei ed omosessuali significa essere razzisti e omofobi, sinceramente non saprei come definire i numerosi blog comunisti e anticlericali che con vignette ed espressioni ben peggiori apostrofano cattolici e credenti in generale. Così come non saprei definire cosa sia Giorgio Israel, docente proprio alla Sapienza, che sul suo blog ha avuto parole di fuoco ben peggiori delle mie. Ma si sa, il politically correct deve sempre avere la meglio, soprattutto quando a scrivere sono uomini credenti e di destra…
Sia come sia, si è fatto un gran parlare in questi giorni della mancata visita del Papa alla Sapienza: sarebbe sciocco addentrarsi in polemiche rinfacciandosi (come fossimo schieramento contro schieramento) cosa ognuno ha fatto nella sua propria storia. Certo, che dei comunistelli dell’ultima ora si mettano ad insegnare cosa sia la democrazia e la libertà fa sinceramente ridere. Che le lettere che hanno originato tutta questa protesta siano lettere piene di retorica veterosessantottina condita da luoghi comuni triti e ritriti e con la postilla finale della citazione storica falsa, l’ho spiegato con dovizia di particolari qui:
Benedetto XVI e il processo a Galilei
Che uno di quei oramai famosi 67 sia poi diventato presidente del CNR, dovrebbe sinceramente far riflettere profondamente a quale bassezza di tornaconto politico siamo arrivati con questo sinistrorso governo al Paese. In questa 4 giorni finale, di tutto è stato detto: lo scontro tra laicità e uomini credenti, lo scontro di civiltà tra comunismo e cattolicesimo, tutto è stato uno scontro, un muro contro muro. È stato un bello spettacolo? Si dice che 4 gatti non fanno la laicità dello Stato, peccato che proprio quei 4 gatti abbiano definito la loro farsa “una vittoria della laicità”. Sì, una vittoria di Pirro: per altro, ottenuta da strateghi ignoranti, perché contestano alla Chiesa di essere oscurantista ma invece di fare in modo che tale appaia, si comportano da formazione paramilitare mettendo in atto gli stessi atteggiamenti che contestano. Citare in modo capzioso e furbesco stralci di discorsi altrui ribaltandone l’interpretazione (come si dice facesse l’Inquisizione), chiedere che ad una persona venga impedito di parlare, agire per creare un clima di contestazione intollerante e permanente: questo è stato fatto da qualche centinaio di studenti fomentati da lettere retoriche e piene di falsità. Da carnefice che volevano far apparire il Papa, alla fine sono stati loro a farlo apparire come vittima, ottenendo il contrario di quello che si aspettavano. E meno male che ad essere oscurantista è la Chiesa!!! Beh, ammesso e non concesso che lo sia ancora, di certo è in ottima e più che numerosa compagnia.
È stato poi detto che in fin dei conti, nessuno ha impedito al Papa di parlare e che la scelta finale è stata la sua: beh, scusate lor signori, ma in quel clima voi avreste parlato? Avete visto cosa era oggi la Sapienza? Un bunker, protetto da cordoni di polizia dove c’è mancato poco che per entrare bisognasse avere il certificato di permesso della DIGOS… L’Università, che per definizione dovrebbe essere tempio della ragione e del libero confronto, è diventato un bunker, un bunker dove possono parlare terroristi come Adriano Sofri e Renato Curcio, dove possono parlare Vasco Rossi e Valentino Rossi, gente che certo in termini di cultura ha davvero poco da offrire, ma non il Papa. I giornali di sinistra hanno apostrofato questo evento come la “vittoria della libertà”: ma la libertà da cosa? Perché ieri ho definito queste persone una massa di pecore? Perché sono solite andare dietro al primo che parla con convinzione: sono persone facilmente condizionabili, che hanno passato la loro vita a fare prima quello che dice la mamma, poi quello che dice la maestra, poi quello che dice l’allenatore, ora quello che dicono gli ideologizzati dei Collettivi. Ed ecco perché, di fronte ad altre persone che parlando con altrettanta convinzione e coerenza, di fronte a persone che potrebbero in qualche modo indurli a riflettere su quali siano le vere “libertà dell’uomo”, ecco che hanno fatto scattare un comune meccanismo di autoprotezione: impedire all’altro di parlare onde evitare di rischiare di mettere in discussione le proprie idee. E se mi permettete, questa è un’altra grande differenza che intercorre tra i giovani di destra e quelli di sinistra. L’intolleranza laicista, di cui traccia un profilo egregio Filippo Rossi nel suo blog, è ciò che sempre di più permea la vita civile del nostro Paese: sono pronti a stracciarsi le vesti e i capelli quando ad un imam viene impedito di parlare, accusano l’Iran di essere uno stato teocratico che toglie i fondamentali diritti umani di libertà di espressione, ma al tempo stesso questi stessi atteggiamenti che condannano ferocemente, li applicano in casa nostra quando si tratta di far parlare il Papa oppure qualche rappresentante della Chiesa Cattolica al di fuori delle parrocchie o di S. Pietro. La laicità, così come comunemente intesa oggi, è stata fatta diventare anticlericale o, se vogliamo, anticattolica, trasformando al contempo il tempio della ragione e del confronto in un luogo fazioso e appunto intollerante. Innanzitutto non è un bel servizio reso alla democrazia del Paese, ma secondo poi non è neanche un bel servizio reso alla laicità dello stesso, che rischia in tal modo di spostare quell’osservatorio neutrale che sono i cattolici non praticanti (cattolici per modo di dire insomma) in un compattamento di idee con la frangia cattolica attiva e praticante, che giustamente ha reagito, con toni più o meno accettabili (ma questo dipende dai punti di vista), con atteggiamenti più o meno vistosi, all’attacco senza quartiere verso il loro Pontefice. Io credo ci sia da riflettere seriamente sulle argomentazioni utilizzare per appoggiare ed applaudire quanto successo in questi giorni alla Sapienza, perché è sempre più evidente oramai la deriva ideologica e culturale dell’università italiana, che oramai si sta configurando sempre più come l’ultimo avamposto sessantottino e veterocomunista rimasto in Italia. Nei prossimi decenni, il nostro Paese dovrebbe essere governato da persone che si sono formate dentro questi luoghi: beh, se queste sono le premesse, c’è davvero da aver paura. Quei “tempi bui” che non abbiamo mai attraversato (come oggi riconoscono tutti gli storici dotati di razione), sono lì alle porte: se apriamo quella sbagliata, saremo in grado di tornare indietro?
Una lettera di scuse da parte dei 67 professori, non fosse altro per riconoscere l’errore commesso, non mi risulta sia ancora arrivata. Quindi, siccome la sto ancora aspettando, non svegliatemi…