
Come molti di voi oramai sapranno, oggi, 07/07/07, si svolgono una serie di concerti a copertura giornaliera totale (grazie al fuso orario) per il “clima in crisi”. Questi concerti sono stati promossi da Al Gore, ex candidato alle presidenziali statunitensi e diventato, negli ultimi anni, la principale icona del movimento ambientalista globale. Ha prodotto, in uscita proprio oggi, un documentario-dvd (la risposta al quale viene dall’Inghilterra e si intitola, trad. it., “La grande bufala del riscaldamento globale”, che potete vedere alla fine del post) nel quale si propone di denunciare, con dati scientifici, quella che, a detta sua, è una “scomoda verità”: il riscaldamento globale di origine antropica, foriero di immani catastrofi per il futuro dei nostri figli e della Terra stessa, verità che proprio per questo sarebbe taciuta (il solito fondo complottista dunque). Il quadro tracciato desta preoccupazione: a causa dell’immissione di gas serra nell’aria, l’uomo sta provocando un riscaldamento del pianeta che produrrà, nel medio termine, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la scomparsa di città e terre che coinvolgeranno centinaia di milioni di persone. La soluzione? Buttarsi a capofitto sull’energia rinnovabile di origine solare (in primis). Con tanti saluti alla scienza, aggiungo io.
Negli ultimi tempi infatti si è acceso il dibattito sui cambiamenti climatici, raggiungendo il livello di argomento globale. In Inghilterra, questo dvd verrà addirittura distribuito alle scuole secondarie. Ma, e questa è la principale novità , dopo 30 anni di indiscusso dominio degli ambientalisti, di catastrofismo, di immani tragedie, di “non bisogna più aspettare”, adesso anche la scienza (quella vera) porta le sue risposte. Quali sono? Il cambiamento climatico terrestre non può essere ascritto totalmente alle attività umane e soprattutto, non è né distruttivo né dannoso come viene dipinto. La svolta appare evidente: se prima la coscienza medio-bassa del popolo (ovvero la maggioranza) riteneva scontate certe teorie, oggi non è più così. Sempre più persone, nel web in modo particolare, visto che i mass media sembrano chinati a 90° davanti ai poteri forti della politica e dei movimenti ambientalisti, si stanno rendendo conto dell’immane bugia che ci propinano lor signori, con buona pace degli ambientalisti stessi che definiscono il “negazionismo” (termine per altro improprio) in caduta libera.
Riepilogo della situazione: nel precedente post avevamo tracciato una breve storia dei movimenti ambientalisti. Negli ultimi trent’anni, tali movimenti hanno assunto proporzioni di un certo peso, trasformando mere teorie in realtà conclamate secondo la ben nota quanto triste teoria che se tanta gente crede a qualcosa, essa deve avere un fondo di verità (illogico e antiscientifico), indipendentemente se tale verità abbia o meno basi scientifiche. Ciò è avvenuto soprattutto nel corso degli anni ‘80, periodo nel quale vennero “scientificamente” formulate le prime teorie sul riscaldamento antropogenico: motivi politici portarono alla ribalta tali notizie. Oggi, ancora una volta, a mantenere lo status quo scientifico di queste teorie sono proprio la politica e i grandi poteri economici, dal momento che la fetta di denaro che bisognerebbe investire per le FER (Fonti di Energia Rinnovabile) ammonta, globalmente, a migliaia e migliaia di miliardi di dollari (o euro se preferite, che è ancora peggio). Il bello è che gli ambientalisti rigirano la frittata, affermando che sarebbero proprio i poteri economici come quello petrolifero a finanziare le ricerche “negazioniste”: peccato che i principali avversari del nucleare siano proprio i petrolieri, dal momento che il nucleare è l’unica fonte di energia a emissione di CO2 zero in grado di garantire, a costi bassissimi, il rifornimento di energia elettrica per i prossimi centinaia di migliaia di anni, a tutto vantaggio soprattutto delle nazioni più povere che proprio per la mancanza di energia elettrica sono costrette a rimanere allo stato primitivo. Corollario: il Live Earth si scaglia non solo contro la produzione di CO2, ma anche contro il nucleare, sconfessando anche i più grandi ambientalisti della storia recente, come Patrick Moore, che vedono in tale fonte di energia l’unico mezzo per non inquinare e aiutare le popolazioni più povere ad evolversi.
Torniamo a comprendere, brevemente nello spazio rimasto, quali sarebbero i fondamenti scientifici della scomoda verità algoriana: nel “Contributo del Gruppo di Lavoro I al Quarto Rapporto di Valutazione del Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico”, ovvero il rapporto preliminare dell’IPCC cui cambiamenti climatici dell’anno 2007, vengono presentati i principi fisici di base. Basandosi sulle analisi delle carote di ghiaccio, tale gruppo di lavoro ha stimato la produzione di diversi gas serra di origine antropica, a cominciare dal famoso biossido di carbonio, per continuare con metano, col protossido di azoto, con gli aereosol, etc. etc. L’aumento delle emissioni di tali materiali nell’atmosfera avrebbe prodotto un aumento del forzante radiativo, termine che descrive il contributo energetico (Wm-2) all’atmosfera terrestre introdotto dall’agente considerato, di +1,6 (ovvero la media del range che va da +0,6 a +2,4). Lo stesso IPCC poi ritiene che la propria comprensione del fenomeno abbia raggiunto il livello “Very hight confidence”, ovvero confidenza molto elevata: in tal modo, sono stati presentati tutta una serie di dati che dimostrano in modo inequivocabile che la temperatura media del pianeta è aumentata negli ultimi secoli, elencando per altro i problemi che si porta dietro, come la siccità, l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici, l’innalzamento del livello del mare (e il suo conseguente effetto sulle città costiere). Tutto ciò, a detta dell’IPCC, sarebbe la causa di «evidenti influenze dell’attività umana» (p. 8), e «Continuare a immettere gas ad effetto serra al tasso attuale o superiore, causerebbe un ulteriore riscaldamento e provocherebbe molti cambiamenti nel sistema climatico globale durante il XXI secolo, questi cambiamenti potrebbero molto probabilmente essere molto maggiori rispetto a quelli osservati durante il XX secolo» (p. 10). Quindi, l’IPCC in questo fascicolo presenta le proiezioni sui futuri cambiamenti del clima. Come vengono fatte queste proiezioni-previsioni? Per mezzo di scenari!!! In pratica, programmo un software di calcolo, inserisco determinati dati, e assumo come risultato certo ciò che verrà fuori. In realtà , il procedimento è qualcosa da far accapponare la pelle: come tutti gli informatici sanno, infatti, i computer calcolano ciò che gli si chiede di calcolare, quindi se inserisco dati fasulli, ipotetici, immaginari, gli scenari che verranno fuori non potranno che essere, di conseguenza, o fasulli, o ipotetici, o immaginari. Far diventare questi dati scienza ad un livello “Very hight confidence” mi sembra (a me che non sono uno scienziato ma un archeologo che però conoscere un poco i processi informatici) farlocco: da qui, il concetto di bufala e di bugia applicato ai fantomatici rapporti tra emissioni umane e riscaldamento globale. Prendiamo ad esempio in considerazione gli Scenari di Emissione dell’IPCC Special Report on Emission Scenarios (SRES) (p. 14), che però, come riporta il fascicolo, sono un riassunto degli scenari SRES presi dal TAR. Abbiamo quattro famiglie di scenari per un totale di 6 gruppi, che dovrebbero essere considerati tutti allo stesso livello. Ma prendiamo, ad es., lo scenario A1: «La famiglia di scenari A1 descrive un futuro con una crescita economica molto rapida, la popolazione globale avrà un massimo a metà secolo per poi declinare, e vedrà una rapida introduzione di nuove e più efficienti tecnologie. [...] I tre gruppi si distinguono dalla loro enfasi tecnologica: fossile intensivo (A1FI), risorse di energia non fossile (A1T) o un bilancio di tutte le risorse (A1B)». Già leggere quanto scritto fa venire un moto di riso: quale grado di possibilità hanno l’Africa intera e i Paesi del terzo-quarto mondo di raggiungere in pochi anni il nostro livello di industrializzazione? Sebbene l’IPCC, in quanto organismo intergovernativo dell’ONU (altra nota dolente), debba avere un certo riguardo per il famoso “politically correct”, siccome io non devo e l’aborro pure, posso tranquillamente affermare che allo stato attuale, finché si negherà all’Africa la corrente elettrica, rimarranno allo stato primitivo ancora per molti secoli. Quindi, lo scenario A1 ha una probabilità di verificarsi vicina allo zero, e solo il fatto di averlo pensato denota uno scarso grado di realismo da parte di questi scienziati. È facile concludere che, sebbene i modelli siano più sofisticati di quelli del terzo rapporto, le parole di Robin Baker abbiano ancora un fondo di validitù : «L’unica certezza è che i modelli attuali non sono abbastanza potenti, né sofisticati, né informati da permetterci di prendere delle decisioni». Insomma, l’IPCC genera scenari che solo autoreferenzialmente vengono portati ad un livello di confidenza altissimo. Non viene infatti tenuto minimamente conto della variabilità solare spettrale nella banda UV (che d’altronde è anche impossibile prevedere per tempi così lunghi) e le sue ricadute sull’ozono atmosferico, o su ipotizzati cambiamenti della copertura nuvolosa associati alla variabilità solare bolometrica. Dal momento che il Sole è di gran lunga la principale fonte di variazioni climatiche della nostra Terra (come la sua storia inequivocabilmente dimostra), tale mancanza, come quella dell’irradianza solare, sull’uso di grossolani indicatori di attività vulcanica e le variazioni di vapore acqueo (che, essendo presente nell’atmosfera per 1400 miliardi di tonnellate, cioè il doppio rispetto alla CO2, è il principale gas serra sulla Terra) che influenzano la formazione nuvole (che hanno un potente effetto rinfrescante, come tutti possono facilmente sperimentare), dovrebbe essere considerata molto grave, e non taciuta o addirittura non considerata. Basare questi modelli partendo dal preconcetto che l’uomo è in grado di alterare il clima, fondare i dati su analisi economiche e politiche, non mi sembra il miglior metodo scientifico da applicare. Se poi si pretende, con tali documenti, di dettare politiche energetiche ai vari Stati, il cittadino dovrebbe rendersi conto da solo del pericolo che corre.
Si aggiunga, infine, che una recente analisi ha dimostrato che il resoconto dell’IPCC, se non è¨ completamente FALSO, è assolutamente parziale: infatti, l’IPCC per ricostruire l’andamento della CO2 nell’atmosfera ante 1957 si sarebbe servita soltanto dei carotaggi eseguiti recentemente, ignorando più di 90.000 prelievi compiuti attraverso metodi chimici dal 1857 al 1957. La stessa analisi di questi carotaggi non avrebbe seguito i consueti metodi scientifici, come ha dichiarato il dottor Zbigniew Jaworowski, collaboratore del professore tedesco Ernst-Georg Beck della Merian-Schule di Friburgo autore della ricerca citata. Beck ha poi ricordato che la concentrazione di CO2 era molto più alta di quella attuale già nel 1857-58, quando era di 416.00 ppm (parti per milione, contro le attuali 380.00), ma la produzione di tale gas serra, da parte degli uomini, non era minimamente paragonabile a quella attuale. L’articolo poi si chiude in tal modo:
«Unfortunately for the liars at the IPCC, the measurement of atmospheric CO2 concentration had been a special focus of chemists since that early 19th Century elaboration of the process of photosynthesis, and their carefully recorded measurements remain with us. The inconvenient truth is that Al Gore still exists, but only fools and Presidential “front-runners”, so named for the ample leaks of bodily fluids from their anterior orifices, give serious credence to his emissions».
Non credo ci sia bisogno di tradurre. Dunque, sembra proprio che la verità “scomoda” è che esista ancora una certa classe di ambientalisti e di ecologisti che vedono l’uomo e la sua tecnologia come nemici dell’equilibrio del pianeta (che poi manco esiste)…
The Great Global Warming Swindle, by M. Durkin, lingua inglese, durata 1:13:32