Archive for luglio, 2007

La nuova moda della porno-vendetta

luglio 15th, 2007
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Si sa, ogni generazione ha le sue mode, le sue rivoluzioni, i suoi stili di vita. Saranno poi i posteri (quelli di manzoniana memoria) a stabilire quanto queste rivoluzioni e questi stili abbiano migliorato o peggiorato la società nella quale viviamo. Certo, di primo acchito, il tema del presente post non sembra proprio una di quelle cose di cui una società dovrebbe andare particolarmente fiera. Come sempre tuttavia, ci sono risvolti positivi e risvolti negativi, tutto quanto sta nello stabilire quale sia dei due l’aspetto prevalente.

Qualche giorno fa, su Libero-news ho trovato questo articolo, che vi ripropongo in parte.

Ogni rivoluzione che si rispetti fa le sue vittime e sacrifica qualcuno. Nel caso della lussuriosa rivoluzione del porno 2.0 a soccombere potrebbero essere i grandi “industriali” dell’hard e le ex fidanzate imprudenti. [...]
Quello che YouTube e servizi come LiberoVideo hanno rappresentato per i filmati “normali”, siti come YouPorn e PornoTube stanno ripetendo con le immagini hard. Con almeno quattro vantaggi: sono gratuiti, non sono illegali come i download via file sharing, sono accessibili anche ai non smanettoni (almeno a quelli tecnologici…) e slegano il potenziale utente dall’imbarazzante visita all’edicola notturna o al sexy shop. In un mondo virtuale nel quale ogni giorno nascono 266 nuovi siti porno e ogni secondo 28.258 navigatori “galleggiano” su un indirizzo spinto, questo significa crisi per i professionisti dell’amplesso. [...]
Le multinazionali del sesso non sono però le uniche a patire il web-porno 2.0. I problemi si infilano fin dentro le più private e protette camere da letto. Sul sito YouPorn una ricerca con le parole chiave “ex” e “fidanzata” genera 266 risultati: non sembrano molti tra le decine di migliaia di filmati presenti in archivio. Come fa notare il sito canadese
The Tyee, però, pochi giorni fa erano solo 250, ma soprattutto quella di mettere pubblicamente online le immagini riprese con la propria ex ragazza nell’intimo della camera da letto sembra essere diventata una crudele quanto trendy forma di vendetta, dopo che una storia è terminata.

L’articolo nella sua interezza lo potete leggere a questo indirizzo: http://magazine.libero.it/internetlife/tecnovita/ne5579.phtml

A questo punto si potrebbero fare i soliti grandi discorsi che si fanno di fronte a derive etiche e morali che tanto attraggono la fantasia dei moderni giovani. Ma a mio parere sarebbe tempo sprecato, perché come purtroppo si è dimostrato, parlare di bullismo, di sassi dal cavalcavia, etc. etc., non ha portato alcun miglioramento, anzi semmai ha aumentato il numero di emuli in una società che ama la standardizzazione verso il basso, nella quale ogni nuova idea è subito bollata come “trendy”, quindi con un non so che di positivo per la quale merita di essere percorsa.
Meglio dunque riportare la notizia nuda e cruda, così com’è, e lasciare ai lettori che vorranno eventualmente commentare la critica (positiva o negativa che sia) finale.

Alla prox.

In Inghilterra ancora Ferrari squalo…

luglio 8th, 2007
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Nel Gran Premio di Inghilterra, disputatosi a 7 giorni da quello di Francia, continua la grande marcia della Ferrari squalo. Uscita quasi a pezzi dalla trasferta americana, la scuderia di Maranello ha saputo presentare al pubblico e ai propri tifosi gli aggiornamenti tecnici necessari a far tornare alla grande il Cavallino rampante. È stata una gara emozionante, condita dalla grande sfortuna che ancora una volta ha colpito un pilota rosso, quel Felipe Massa che ha visto spegnersi il motore proprio al momento del via: costretto a partire dalla pit lane, la sua strepitosa rimonta a suon di sorpassi e giri veloci gli ha valso alla bandiera a scacchi il quinto posto. Altri punti persi, è vero, ma a quel punto meglio di così non si poteva fare. Limitati i danni di un pilota, il finlandese Raikkonen ha sfruttato al massimo la netta superiorità  della sua macchina rispetto alla concorrenza: primo spin con gomme morbide attaccato ad Hamilton, nonostante le previsioni della vigilia dessero questa mescola più lenta di almeno 2-3 decimi al giro rispetto alle gomme dure. Rientrato davanti all’inglese dopo il primo pit, si vede sopravanzare da Alonso, che decide di fare una seconda parte di gara molto breve (quasi 3 secondi in meno al pit stop per lui rispetto a Raikkonen) con gomme morbide. Qui si gioca il tutto: il finlandese rimane ben 5 giri in pista in più rispetto al pilota spagnolo, mette 28″ in cascina e rientrerà  davanti di oltre 3 secondi per disputare l’ultimo spin con gomme dure e condurre in porto una grande gara. Arrivato poi a 7 secondi e oltre di vantaggio, amministra la propria meccanica, portando in porto una vittoria che lo proietta a -18 punti rispetto al leader Hamilton, inarrestabile nella sua continuità : nona gara a podio, 7,8 media punti a gara, nessun problema meccanico, nessuna rottura. Almeno stavolta ha sbagliato la strategia…

Ora, ci attende un Gran Premio della Germania che si prospetta ancora favorevole per le rosse, bisognose più che mai di punti iridati e di affidabilità , in attesa che finalmente qualcosa si rompa anche agli avversari. Servono almeno un paio di doppiette consecutive, per recuperare punti importanti e mettere sotto pressione una McLaren che per ora vive di rendita su quanto fatto ad inizio stagione e soprattutto negli Stati Uniti.

Intanto godiamoci questa seconda vittoria consecutiva importante, una doppietta mancata, nella settimana che ha visto esplodere in maniera pesante il caso Stepney, l’ingegnere delle rosse accusato di aver passato ad altre scuderie i disegni tecnici della Ferrari. Una brutta storia di spionaggio, soprattutto da parte di chi guadagna 750.000 sterline (quasi 1milione di euro) e da tanti anni faceva parte del mondo del Cavallino, faceva parte insomma della grande famiglia Ferrari. Ora, l’inchiesta aperta tanto dalla FIA quanto dalla magistratura ordinaria dovrà  chiarire quanto successo, soprattutto capire chi e quali scuderie sono coinvolte, visto che sembra emergere un ruolo non secondario da parte della Honda, alla quale per altro Stepney si era offerto, che ha mostrato portamozzo e piantone spiccicati identici uguali a quelli della Ferrari. La cosa desta più sospetto se si pensa che ad inizio stagione la configurazione meccanica di tale parte della macchina era completamente diversa, ed è stata ricostruita interamente. Staremo a vedere.

Alla prox.

Live Earth: quale “scomoda” verità?

luglio 7th, 2007
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Come molti di voi oramai sapranno, oggi, 07/07/07, si svolgono una serie di concerti a copertura giornaliera totale (grazie al fuso orario) per il “clima in crisi”. Questi concerti sono stati promossi da Al Gore, ex candidato alle presidenziali statunitensi e diventato, negli ultimi anni, la principale icona del movimento ambientalista globale. Ha prodotto, in uscita proprio oggi, un documentario-dvd (la risposta al quale viene dall’Inghilterra e si intitola, trad. it., “La grande bufala del riscaldamento globale”, che potete vedere alla fine del post) nel quale si propone di denunciare, con dati scientifici, quella che, a detta sua, è una “scomoda verità”: il riscaldamento globale di origine antropica, foriero di immani catastrofi per il futuro dei nostri figli e della Terra stessa, verità  che proprio per questo sarebbe taciuta (il solito fondo complottista dunque). Il quadro tracciato desta preoccupazione: a causa dell’immissione di gas serra nell’aria, l’uomo sta provocando un riscaldamento del pianeta che produrrà, nel medio termine, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la scomparsa di città  e terre che coinvolgeranno centinaia di milioni di persone. La soluzione? Buttarsi a capofitto sull’energia rinnovabile di origine solare (in primis). Con tanti saluti alla scienza, aggiungo io.

Negli ultimi tempi infatti si è acceso il dibattito sui cambiamenti climatici, raggiungendo il livello di argomento globale. In Inghilterra, questo dvd verrà  addirittura distribuito alle scuole secondarie. Ma, e questa è la principale novità, dopo 30 anni di indiscusso dominio degli ambientalisti, di catastrofismo, di immani tragedie, di “non bisogna più aspettare”, adesso anche la scienza (quella vera) porta le sue risposte. Quali sono? Il cambiamento climatico terrestre non può essere ascritto totalmente alle attività umane e soprattutto, non è né distruttivo né dannoso come viene dipinto. La svolta appare evidente: se prima la coscienza medio-bassa del popolo (ovvero la maggioranza) riteneva scontate certe teorie, oggi non è più così. Sempre più persone, nel web in modo particolare, visto che i mass media sembrano chinati a 90° davanti ai poteri forti della politica e dei movimenti ambientalisti, si stanno rendendo conto dell’immane bugia che ci propinano lor signori, con buona pace degli ambientalisti stessi che definiscono il “negazionismo” (termine per altro improprio) in caduta libera.

Riepilogo della situazione: nel precedente post avevamo tracciato una breve storia dei movimenti ambientalisti. Negli ultimi trent’anni, tali movimenti hanno assunto proporzioni di un certo peso, trasformando mere teorie in realtà  conclamate secondo la ben nota quanto triste teoria che se tanta gente crede a qualcosa, essa deve avere un fondo di verità  (illogico e antiscientifico), indipendentemente se tale verità  abbia o meno basi scientifiche. Ciò è avvenuto soprattutto nel corso degli anni ‘80, periodo nel quale vennero “scientificamente” formulate le prime teorie sul riscaldamento antropogenico: motivi politici portarono alla ribalta tali notizie. Oggi, ancora una volta, a mantenere lo status quo scientifico di queste teorie sono proprio la politica e i grandi poteri economici, dal momento che la fetta di denaro che bisognerebbe investire per le FER (Fonti di Energia Rinnovabile) ammonta, globalmente, a migliaia e migliaia di miliardi di dollari (o euro se preferite, che è ancora peggio). Il bello è che gli ambientalisti rigirano la frittata, affermando che sarebbero proprio i poteri economici come quello petrolifero a finanziare le ricerche “negazioniste”: peccato che i principali avversari del nucleare siano proprio i petrolieri, dal momento che il nucleare è l’unica fonte di energia a emissione di CO2 zero in grado di garantire, a costi bassissimi, il rifornimento di energia elettrica per i prossimi centinaia di migliaia di anni, a tutto vantaggio soprattutto delle nazioni più povere che proprio per la mancanza di energia elettrica sono costrette a rimanere allo stato primitivo. Corollario: il Live Earth si scaglia non solo contro la produzione di CO2, ma anche contro il nucleare, sconfessando anche i più grandi ambientalisti della storia recente, come Patrick Moore, che vedono in tale fonte di energia l’unico mezzo per non inquinare e aiutare le popolazioni più povere ad evolversi.

Torniamo a comprendere, brevemente nello spazio rimasto, quali sarebbero i fondamenti scientifici della scomoda verità  algoriana: nel “Contributo del Gruppo di Lavoro I al Quarto Rapporto di Valutazione del Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico”, ovvero il rapporto preliminare dell’IPCC cui cambiamenti climatici dell’anno 2007, vengono presentati i principi fisici di base. Basandosi sulle analisi delle carote di ghiaccio, tale gruppo di lavoro ha stimato la produzione di diversi gas serra di origine antropica, a cominciare dal famoso biossido di carbonio, per continuare con metano, col protossido di azoto, con gli aereosol, etc. etc. L’aumento delle emissioni di tali materiali nell’atmosfera avrebbe prodotto un aumento del forzante radiativo, termine che descrive il contributo energetico (Wm-2) all’atmosfera terrestre introdotto dall’agente considerato, di +1,6 (ovvero la media del range che va da +0,6 a +2,4). Lo stesso IPCC poi ritiene che la propria comprensione del fenomeno abbia raggiunto il livello “Very hight confidence”, ovvero confidenza molto elevata: in tal modo, sono stati presentati tutta una serie di dati che dimostrano in modo inequivocabile che la temperatura media del pianeta è aumentata negli ultimi secoli, elencando per altro i problemi che si porta dietro, come la siccità, l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici, l’innalzamento del livello del mare (e il suo conseguente effetto sulle città  costiere). Tutto ciò, a detta dell’IPCC, sarebbe la causa di «evidenti influenze dell’attività  umana» (p. 8), e «Continuare a immettere gas ad effetto serra al tasso attuale o superiore, causerebbe un ulteriore riscaldamento e provocherebbe molti cambiamenti nel sistema climatico globale durante il XXI secolo, questi cambiamenti potrebbero molto probabilmente essere molto maggiori rispetto a quelli osservati durante il XX secolo» (p. 10). Quindi, l’IPCC in questo fascicolo presenta le proiezioni sui futuri cambiamenti del clima. Come vengono fatte queste proiezioni-previsioni? Per mezzo di scenari!!! In pratica, programmo un software di calcolo, inserisco determinati dati, e assumo come risultato certo ciò che verrà  fuori. In realtà , il procedimento è qualcosa da far accapponare la pelle: come tutti gli informatici sanno, infatti, i computer calcolano ciò che gli si chiede di calcolare, quindi se inserisco dati fasulli, ipotetici, immaginari, gli scenari che verranno fuori non potranno che essere, di conseguenza, o fasulli, o ipotetici, o immaginari. Far diventare questi dati scienza ad un livello “Very hight confidence” mi sembra (a me che non sono uno scienziato ma un archeologo che però conoscere un poco i processi informatici) farlocco: da qui, il concetto di bufala e di bugia applicato ai fantomatici rapporti tra emissioni umane e riscaldamento globale. Prendiamo ad esempio in considerazione gli Scenari di Emissione dell’IPCC Special Report on Emission Scenarios (SRES) (p. 14), che però, come riporta il fascicolo, sono un riassunto degli scenari SRES presi dal TAR. Abbiamo quattro famiglie di scenari per un totale di 6 gruppi, che dovrebbero essere considerati tutti allo stesso livello. Ma prendiamo, ad es., lo scenario A1: «La famiglia di scenari A1 descrive un futuro con una crescita economica molto rapida, la popolazione globale avrà  un massimo a metà secolo per poi declinare, e vedrà  una rapida introduzione di nuove e più efficienti tecnologie. [...] I tre gruppi si distinguono dalla loro enfasi tecnologica: fossile intensivo (A1FI), risorse di energia non fossile (A1T) o un bilancio di tutte le risorse (A1B)». Già  leggere quanto scritto fa venire un moto di riso: quale grado di possibilità  hanno l’Africa intera e i Paesi del terzo-quarto mondo di raggiungere in pochi anni il nostro livello di industrializzazione? Sebbene l’IPCC, in quanto organismo intergovernativo dell’ONU (altra nota dolente), debba avere un certo riguardo per il famoso “politically correct”, siccome io non devo e l’aborro pure, posso tranquillamente affermare che allo stato attuale, finché si negherà  all’Africa la corrente elettrica, rimarranno allo stato primitivo ancora per molti secoli. Quindi, lo scenario A1 ha una probabilità  di verificarsi vicina allo zero, e solo il fatto di averlo pensato denota uno scarso grado di realismo da parte di questi scienziati. È facile concludere che, sebbene i modelli siano più sofisticati di quelli del terzo rapporto, le parole di Robin Baker abbiano ancora un fondo di validitù : «L’unica certezza è che i modelli attuali non sono abbastanza potenti, né sofisticati, né informati da permetterci di prendere delle decisioni». Insomma, l’IPCC genera scenari che solo autoreferenzialmente vengono portati ad un livello di confidenza altissimo. Non viene infatti tenuto minimamente conto della variabilità solare spettrale nella banda UV (che d’altronde è anche impossibile prevedere per tempi così lunghi) e le sue ricadute sull’ozono atmosferico, o su ipotizzati cambiamenti della copertura nuvolosa associati alla variabilità  solare bolometrica. Dal momento che il Sole è di gran lunga la principale fonte di variazioni climatiche della nostra Terra (come la sua storia inequivocabilmente dimostra), tale mancanza, come quella dell’irradianza solare, sull’uso di grossolani indicatori di attività vulcanica e le variazioni di vapore acqueo (che, essendo presente nell’atmosfera per 1400 miliardi di tonnellate, cioè il doppio rispetto alla CO2, è il principale gas serra sulla Terra) che influenzano la formazione nuvole (che hanno un potente effetto rinfrescante, come tutti possono facilmente sperimentare), dovrebbe essere considerata molto grave, e non taciuta o addirittura non considerata. Basare questi modelli partendo dal preconcetto che l’uomo è in grado di alterare il clima, fondare i dati su analisi economiche e politiche, non mi sembra il miglior metodo scientifico da applicare. Se poi si pretende, con tali documenti, di dettare politiche energetiche ai vari Stati, il cittadino dovrebbe rendersi conto da solo del pericolo che corre.

Si aggiunga, infine, che una recente analisi ha dimostrato che il resoconto dell’IPCC, se non è¨ completamente FALSO, è assolutamente parziale: infatti, l’IPCC per ricostruire l’andamento della CO2 nell’atmosfera ante 1957 si sarebbe servita soltanto dei carotaggi eseguiti recentemente, ignorando più di 90.000 prelievi compiuti attraverso metodi chimici dal 1857 al 1957. La stessa analisi di questi carotaggi non avrebbe seguito i consueti metodi scientifici, come ha dichiarato il dottor Zbigniew Jaworowski, collaboratore del professore tedesco Ernst-Georg Beck della Merian-Schule di Friburgo autore della ricerca citata. Beck ha poi ricordato che la concentrazione di CO2 era molto più alta di quella attuale già  nel 1857-58, quando era di 416.00 ppm (parti per milione, contro le attuali 380.00), ma la produzione di tale gas serra, da parte degli uomini, non era minimamente paragonabile a quella attuale. L’articolo poi si chiude in tal modo:

«Unfortunately for the liars at the IPCC, the measurement of atmospheric CO2 concentration had been a special focus of chemists since that early 19th Century elaboration of the process of photosynthesis, and their carefully recorded measurements remain with us. The inconvenient truth is that Al Gore still exists, but only fools and Presidential “front-runners”, so named for the ample leaks of bodily fluids from their anterior orifices, give serious credence to his emissions».

Non credo ci sia bisogno di tradurre. Dunque, sembra proprio che la verità  “scomoda” è che esista ancora una certa classe di ambientalisti e di ecologisti che vedono l’uomo e la sua tecnologia come nemici dell’equilibrio del pianeta (che poi manco esiste)…

The Great Global Warming Swindle, by M. Durkin, lingua inglese, durata 1:13:32

Le “stronzate” di Prodi & Co.

luglio 4th, 2007
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Come era facile prevedere, l’uscita di qualche giorno fa del leader dell’opposizione Silvio Berlusconi ha innescato un vespaio di polemiche politiche. Il Cavaliere, rispondendo ad una domanda sulla passata campagna elettorale, ha detto di essere andato in televisione, nei famosi dibattiti face to face con Prodi, soltanto per rispondere alle sue stronzate. Ora, che il precedente governo non abbia prodotto soltanto prati in fiore e rose rosse, è più o meno tacito. Ma che la manfrina sulle “stronzate” venga da gente di sinistra, ideologizzata o meno, fa veramente girare i coglioni. Qualche dato in proposito.
Dopo l’ultimo faccia a faccia, Berlusconi lanciò la sfida sull’abbattimento dell’ICI sulla prima casa, una manovra dal costo non proprio esorbitante, visti gli appena 6miliardi di euro richiesti. Il centrosinistra sbottò, parafrasando tale “promessa” come fantapolitica. Poi, si è scoperto che le entrate fiscali sono aumentate moltissimo (oltre proprio quei 6 miliardi), tanto che perfino Rutelli ha preso in considerazione la possibilità di rivedere se non abolire proprio l’ICI sulla prima casa, che invece questo Governo vuole aumentare con i promessi revisionamenti degli estimi catastali (si prepara una batosta da triplicazione dell’ICI, che vuol dire solita lotta di classe a penalizzare chi ha lavorato tutta una vita per mettersi da parte i soldi e comprarsi due o tre abitazioni da lasciare poi ai propri figli)…
Prodi ha sempre sostenuto che i conti pubblici erano allo sbando, erano allo sfacio. Dopo essere riuscito a conquistare (in qualche modo), la poltrona di Presidente, ha continuato con questa manfrina, spalleggiato (a quel punto più di prima) dalla sua coalizione e in particolare dal ministro dell’economia. Risultato? Una finanziaria di “lacrime e sangue”, da loro stessi così definita, che aumentava la pressione fiscale di quasi due punti (dal 40,9% al 42,6%), tanto che più o meno tutti, Governo compreso, hanno ribadito la necessità di abbassare la pressione fiscale negli anni a venire. Insomma, 35 miliardi di finanziaria, più un bel tesoretto messo da parte, e il minimo che ci si possa aspettare è che i conti, così disastrati, stiano pian piano tornando a posto. Mi sacrifico, mi spacco di lavoro, rispetto la legge, VOGLIO vedere i risultati! Quali sono? Il rapporto deficit/PIL è cresciuto dal 5,9% del 2006 al 6,1% del primo trimestre 2007!!! Ma porca di quella miseriaccia: lacrime e sangue, tasse aumentate, addizionali comunali e tutto l’amba aradam, tutto questo fatto per i dissestati conti pubblici, e questi addirittura peggiorano!!! Roba da pazzi!!! Ma come si fa ad essere così “coglioni” (citazione colta) da credere ancora in questo governo, in questi governanti, in questi politicanti della sinistra?
Oggi tutto il mondo internazionale, Europa, Fondo Monetario Internazionale, Agenzie di Rating, dopo aver letto le prime bozze di DPEF hanno bocciato nettamente la politica economica che l’Italia si appresta a fare nella prossima finanziaria: inutile, non rispondente ai bisogni del Paese, non rispettosa dei parametri sottoscritti. E le Agenzie che puntano il dito sulle riforme strutturali, e sono pronte ad abbassare il livello dell’Italia se ciò non dovesse avvenire, dando il definitivo colpo all’affidabilità economica internazionale del nostro Paese (già penalizzata in passato proprio a causa di scelte poco condivisibili di questo Governo nella precedente finanziaria). E meno male che erano saliti al Governo per recuperare la credibilità internazionale che a loro modo di vedere l’Italia aveva completamente perso (infatti, la Russia nella NATO non l’ha fatta entrare Berlusconi, l’ha fatta entrare Diliberto!!!)… Roba da politici della Repubblica delle banane, sempre in bilico al Senato, sempre col contagocce a contare financo i senatori a vita, incapaci di fare qualsiasi cosa. Oggi, perfino il Corriere della Sera ha definito l’attuale politica governativa sulle pensioni un’”occasione mancata”: l’occasione di sfruttare la riforma delle pensioni varata dal precedente governo, l’unica in grado attualmente di dare respiro al sistema pensionistico italiano agendo proprio come riforma strutturale, quindi permettendo al Governo di vivere sugli allori (come è avvenuto per Blair in Inghilterra e per Zapatero in Spagna, premier che hanno sfruttato le riforme fatte dai governi di destra precedenti, molto più capaci di liberarsi del peso oppressivo dei sindacati e compagnia bella). Non ci sono i soldi per l’abolizione dello scalone, e questo lo sanno benissimo sia D’Alema che i politici più accorti del centrosinistra: non lo sanno, o meglio fanno finta di non vedere, sindacati e sinistra estrema, che cercano di trtascinare l’Italia in un baratro senza fine. Quegli stessi sindacati che nel 2004 accettarono la riforma pensionistica perché preparata con congruo avviso rispetto alle date previste. Siamo l’unico Paese al mondo dove sembra non sia possibile lavorare fino a 60 anni, nonostante sappiamo benissimo di avere le condizioni climatiche e culturali migliori di tanti altri Paesi europei dove si lavora fino a 63, anche 67 anni (in Germania tra qualche anno, riforma già approvata), e dove per andare in pensione bisogna aver accumulato 40 anni di contributi. L’Italia è ancora ferma al vecchio palo di 57 anni + 35 di contributi, cosa che rende il nostro sistema assolutamente insostenibile. Lo sanno anche nell’Unione, dove da una parte di vuole l’abolizione dello scalone, ma dall’altra si prende atto che l’allungamento della vita non può non essere preso in considerazione nelle politiche su questi temi. Una previsione tutt’altro che irrealistica (anche se certo un po’ tirata per i capelli) del CorSera stesso è quella che prevede che i nostri figli dovranno lavorare fino a 70 anni per mantenere se stessi, un anziano e un bambino. Insomma, per non lavorare oggi fino a 60 anni, si cerca di costringere i nostri figli a lavorare fino a 70. Roba da far accapponare la pelle! Ma il problema, il dazio vero, è che qualcuno ancora ci crede. Sempre di meno per fortuna, ma ancora troppi per dare una svolta definitiva a questo Paese malato di sinistrismo, di sindacalismo e di verdismo, nel quale si foraggiano le fonti di energia alternative (assolutamente inutili al Paese come politica energetica nazionale) piuttosto che la ricerca scientifica in settori vitali del campo energetico nel suo complesso. Non per niente, l’Italia è il Paese occidentale che più dipende dal petrolio per la produzione di energia elettrica, e che per questo più inquinenerebbe secondo gli espertoni del clima (molto poco esperti in realtà), cosa che risente maggiormente delle fluttuazioni dei mercati economici e che maggiormente insiste sui prezzi dell’energia stessa (rispetto ad esempio alla Francia, dove l’energia nucleare è viva e vegeta, nessuno a paura, le scorie si stoccano regolarmente e senza problemi, e l’energia elettrica costa la metà). La stronzata finale che questo governo ci racconta è il puntare sulle FER: chi ci mette i soldi? I cittadini? Per ottenere che? Nulla, in realtà…

Alla prox.

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Alinghi difende l’America’s Cup

luglio 3rd, 2007
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La prima difesa europea del più importante trofeo velico del mondo è andata a buon fine. La barca dello yacht club svizzero di Ginevra del patron Ernesto Bertarelli ha vinto la serie finale della America’s Cup per 5-2 contro i quotatissimi e fortissimi neozelandesi. Una squadra europea dunque per la prima volta difende vittoriosamente questo trofeo, dopo averlo conquistato, sempre per la prima volta, 4 anni fa alla 31ª edizione. Come italiano, il mio tifo era tutto per il defender svizzero, dal momento che la sua vittoria mi permetterà di seguire in diretta questo trofeo anche nella prossima edizione senza dovermi svegliare alle due di notte.

La settima e decisiva regata è stata una delle più emozionanti delle ultime edizioni, e a detta degli esperti una delle più belle di tutta la storia del trofeo. Partenza dominata da New Zealand che però arriva troppo velocemente alla linea di partenza, ed è costretto a lasciare, poggiando, lo spazio aperto ad Alinghi, che conquista la parte destra del campo. I primi due lati scorrono via veloci, anche grazie alle condizioni meteo: prima bolina appannaggio svizzero, prima poppa appannaggio, nettamente, neozelandese. Seconda bolina, nuova grande prova di Alinghi soprattutto nello speed test, e di nuovo in testa. Al termine del lato, il primo colpo di scena: New Zealand, per effetto della sua posizione, si troverebbe dietro Alinghi al giro di boa, e non potendo assolutamente rischiare di perdere, prova il tutto e per tutto. Vira di 180° e attacca il defender, ma commette un grave errore: Alinghi poggia tantissimo, va ad incrociare la rotta avversaria, ma New Zealand (che non ha diritto di rotta), non manovra in tempo, ostacola Alinghi, costretta a virare per evitare  la collisione, e viene punita dagli arbitri con una penalità (giro di 360° ovvero una doppia virata). Per di più, alla boa accuserà 100m di svantaggio (12″): tristezza tra i tifosi, la Coppa sembra oramai persa, tutto è a favore di Alinghi. Ma, chi conosce la vela, sa che non si può dire vittoria finché la sirena finale non sarà stata suonata . Ed infatti così avviene: il defender amministra il vantaggio, nel corso dell’ultimo lato lascia qualche decina di metri, poi il colpo di scena numero due. Il comitato di regata chiama l’arrivo di bolina (vento saltato in prua), quindi giù il gennaker e su il genoa. New Zealand svolge la manovra più velocemente rispetto ad Alinghi, che qui accusa gravi problemi: il gennaker fa le bizze, rimane in acqua, la manovra di recupero è molto lenta, in più si rompe il tangone e la barca rimane letteralmente ferma in mezzo al mare. In 30 secondi lo sfidante recupera 80m e ne guadagna 100m. Incredibile l’entusiasmo ritrovato tra le migliaia di tifosi a terra, il fattore salva regata sembra arrivato, scoramento a Ginevra, a quanto pare ne servirà un’altra. Colpo di scena numero tre e secondo errore dei neozelandesi. La penalità viene compiuta troppo distante dalla linea, e all’uscita dalla seconda virata, la barca stenta a riaccelerare e rimane ferma per qualche secondo. In compenso, il defender è ripartito, recupera tutto lo svantaggio e arriva sparato sulla linea del traguardo, tagliandola con 6-7 metri di anticipo, cioè appena 1 secondo!!! E se Martin perse la cappa per un punto, New Zealand perde la Coppa per un secondo… Che la festa cominci! Una regata incredibile, da rimanere incollati allo schermo dimenticandosi anche di dover andare al bagno o di dover bere. Questo è quello che rende la vela uno sport incredibile, quello che permette ad uno come me, che di mare capisce zero, di stare lì a guardare fino alla fine.

Finito questo incredibile capitolo, e in maniera memorabile, bisognerà riposarsi, godersi la vittoria con l’estate imperante, e poi riprendere a lavorare. Non è dato sapere quando la coppa sarà rimessa in palio (decide infatti il defender), quello che importa è che sarà ancora qui in Europa, e potremo ancora seguirla in diretta. Secondo voci di corridoio, dovrebbe regatarsi ancora a Valencia (che però vuole 150milioni di euro, 60 in più di questa edizione) nel 2009 (e non nel 2010 come ci si attenderebbe). Non è neanche dato sapere quali saranno gli sfidanti che si daranno battaglia nella prossima Louis Vuitton Cup: come comprensibile, il patron neozelandese ha detto che la logistica all’altro capo del globo costa molto, e dopo 12 anni potrebbe abbandonare. Parole dovute allo scoramento per la sconfitta? Chissà. Luna Rossa dovrebbe esserci ancora: dico dovrebbe perché dopo tre edizioni sempre tra i migliori equipaggi, i soldi spesi sono stati tanti, anche se il ritorno economico non è stato indifferente. Il fatto che si corra ancora alle nostre latitudini potrebbe essere di aiuto, e noi italiani lo speriamo tanto.

Infine, i complimenti a Paul Cayard, uno dei più grandi skipper della vela, che ha azzeccato il pronostico (come commentatore di La7) di vittoria finale svizzera per 5-2.
A tutti gli uomini che hanno reso possibile questo spettacolo acquatico, un grazie di cuore per le emozioni che ci avete fatto vivere: a presto, per nuove, entusiasmanti, regate. E chissà che non sia la volta buona che, nel 2012, il defender non sia un equipaggio italiano…

Alla prox.


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