
Vince la politica e perde lo sport. Come purtroppo avevo immaginato già a suo tempo, il processo contro la McLaren per il caso di spy-story ai danni della Ferrari si è concluso con un nulla di fatto. Ovvero, se da una parte la casa anglo-tedesca è stata riconosciuta colpevole di non aver compiutamente rispettato l’art. 151c del codice sportivo, non si profila alcun reato (che sarebbe stato, nel caso, uno dei più gravi della ultracinquantennale storia della Formula1) passibile di condanna. Un “colpevole non condannabile”, una “assoluzione per insufficienza di prove” si può sintetizzare in maniera estrema, poiché non è stato trovato alcun evidente ed oggettivo elemento che potesse far pensare ad un uso indebito della documentazione in possesso delle frecce d’argento. Il che, a dirla tutta, davvero poco ci consola, per diversi motivi:
- non è necessario copiare parti di un’altra macchina per aumentare le prestazioni della propria. Basta avere accesso a dati sensibili e tecnicamente secretati per conoscere lo status dei propri avversari e agire di conseguenza (ad esempio, il consumo delle gomme);
- la Mclaren era comunque in possesso dei documenti top-secret (cioè coperti da segreto industriale) della Ferrari, e il principale imputato, Mike Coughlan, ha chiaramente giurato che altri pezzi grossi (almeno tre) della scuderia erano a conoscenza di questo materiale, quindi in evidente difetto nei confronti del regolamento, e in aperto contrasto con quanto dichiarato dal capo Ron Dennis;
- all’inizio dell’anno, la Mclaren accusò la scuderia di Maranello di montare delle molle di ancoraggio al fondo delle monoposto di cui la Fia avrebbe potuto vietarne l’uso (la Ferrari modificò per propria decisione il disegno). Viene spontaneo chiedersi come mai soltanto a marzo di quest’anno è stata fatta questa denuncia, quando le rosse montano tali molle, celate alla vista, fin dal 2004.
Insomma, se tre importanti indizi non fanno una prova, poco ci manca. Ma, come era intuibile, ancora una volta a vincere è stata la politica, e poco interessa il fatto che la Fia, attraverso il proprio consiglio mondiale (organo supremo e tribunale) di 26 membri che annovera per altro due italiani (Marco Piccinini e Luigi Macaluso), abbia precisato che nuovi elementi potrebbero far riaprire il processo. Nella Formula1 degli ultimi tempi, è troppo importante l’equilibrio politico ed economico per poter andare avanti: qualsiasi sanzione, anche non pesante, nei confronti delle frecce d’argento avrebbe messo in luce comportamenti dannosi per l’immagine di questo sport e minato la credibilità del campionato mondiale, proprio in un momento nel quale il circus, anche a discapito della sicurezza e della volontà dei piloti, è sempre più alla ricerca di scenari suggestivi e danarosi. Tanto più una sanzione pesante, che avrebbe praticamente consegnato a tavolino i titoli al Cavallino, e reso poco appetibile un prodotto che proprio negli ultimi due anni aveva ritrovato un grande seguito per l’alta competitività mostrata da vari piloti, e non più da uno solo. Sappiamo benissimo che le modifiche regolamentari degli ultimi anni sono state tutte tese a danneggiare la Ferrari, il cui strapotere all’inizio del millennio era fin troppo palese e annoiante: da un sistema di punti farlocco, alla riduzione delle prove su pista, ad accorgimenti tecnici che certo non hanno favorito la casa italiana (se non vogliamo proprio dire che l’hanno danneggiata). Il prossimo anno ci sarà da divertirsi con la nuova centralina elettronica unica, che riporterà la Formula1 al passato, senza controllo di trazione, freno motore e differenziale elettronico. La Formula1 dunque tornerà in mano ai piloti, nella speranza però che i politici tornino a fare gli interessi dello sport e non quelli dell’economia: già a Montecarlo, dopo l’abbastanza evidente violazione del regolamento inerente i “giochi di squadra” (regola per altro inventata, anche questa, per danneggiare le scelte della Ferrari), la Fia disse che non era successo nulla, che “l’era tutto regolare”. Anche in quel caso, diretta imputata era la McLaren, l’unica accreditata per contrastare le rosse, con ottime armi come purtroppo abbiamo visto, in questo anno 2007. Speriamo che le speranze riposte per il futuro non siano vane.
La risposta della Ferrari non si è fatta attendere, ed è stata, ovviamente, durissima:
In base alla decisione odierna del Consiglio Mondiale della Fia: – la Vodafone McLaren Mercedes è stata giudicata responsabile di aver violato l’articolo 151c del Regolamento Sportivo della F1, e di aver quindi tenuto un “comportamento fraudolento o, comunque, pregiudizievole dell’interesse della competizione o dello sport automobilistico in generale”; – il Consiglio Mondiale ha tuttavia ritenuto che, in assenza di una prova certa di un utilizzo effettivo delle informazioni di proprietà della Ferrari sulla vettura Vodafone McLaren Mercedes che partecipa al campionato in corso, non era possibile infiggere una sanzione, salvo ulteriori evidenze. La Ferrari – continua il comunicato della scuderia – prende atto che la Vodafone McLaren Mercedes sia stata giudicata colpevole dal Consiglio Mondiale della Fia. Ritiene tuttavia che sia incomprensibile che, una volta accertata la violazione del principio fondamentale della lealtà sportiva, non sia una conseguenza logica ed inevitabile comminare una sanzione. La decisione odierna legittima comportamenti sleali in Formula 1 e crea un precedente molto grave. La decisione del Consiglio Mondiale significa infatti che il possesso, la conoscenza fino ai massimi vertici e l’utilizzo accertato da parte di una squadra di informazioni altamente confidenziali raccolte in maniera illecita e l’acquisizione di informazioni confidenziali nel corso di diversi mesi rappresentano una violazione non sanzionabile. Va ricordato – infine – che il fatto che la Vodafone McLaren Mercedes fosse in possesso di tali informazioni è stato scoperto in maniera del tutto casuale e che, a difetto, la stessa squadra avrebbe continuato a disporne. Tutto ciò è tanto più grave in quanto avviene in una disciplina sportiva come la Formula in cui sono i dettagli a fare la differenza. La Ferrari giudica che tutto ciò sia fortemente pregiudizievole per la credibilità di questo sport. Proseguirà le azioni legali già in corso sul piano penale in Italia e su quello civile in Inghilterra.
Lascio a voi il giudizio finale…
Ora, chiuso questo spiacevole capitolo (ma la giustizia ordinaria continua il suo cammino per l’esposto con accusa di tentato danneggiamento che la casa di Marannello ha presentato alla Procura di Modena contro l’ex capo-progettista Nigel Stepney e in sede civile presso il tribunale di Londa contro Coughlan), tra 10 giorni tutti in Ungheria per un gran premio cruciale per l’attuale equilibro del mondiale e per le speranze della Ferrari, che però sarà costretta a correre su un circuito non proprio idoneo alle sue caratteristiche. Staremo a vedere.
Alla prox.
Seguite tutte le vicende e le notizie relative alla spystory sul sito della Gazzetta: http://www.gazzetta.it/Motori/Formula1/
IMPORTANT EDIT 31/07/2007: «PARIGI (Francia), 31 luglio 2007 – Max Mosley, presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile (Fia), ha annunciato che si appellerà alla Corte d’Appello della Federazione in merito all’assoluzione della McLaren dall’accusa di spionaggio nei confronti della Ferrari.
LETTERA – Mosley, in una lettera pubblicata sul sito della Fia in risposta a una missiva del presidente dell’Aci-Csai Luigi Macaluso, ha definito la sua decisione una scelta “politica” dovuta alla serietà della vicenda e al fatto che alla Ferrari era preclusa dal regolamento la possibilità di fare ricorso. “Invierò il dossier alla Corte d’Appello affinché vengano ascoltate sia la Ferrari sia la McLaren sia qualsiasi partecipante al campionato al fine di determinare se la decisione del Consiglio Mondiale sia stata appropriata o, altrimenti, di proporre una decisione più giusta”. Pronta la risposta da Maranello: “La Ferrari giudica sensata la decisone del Presidente della Fia che ha correttamente ritenuto che la Ferrari, quale parte lesa della vicenda, debba poter godere di tutti i diritti di una parte in un processo, ciò che non è stato il caso nell’udienza del consiglio Mondiale”».Fonte: http://www.gazzetta.it/Motori/Formula1/Primo_Piano/2007/07_Luglio/31/mosley.shtml