In questi ultimi periodi, è tornato alla ribalta uno di quei grandi temi che periodicamente vengono fatti bere all’opinione pubblica, scecherando il tutto con la giusta dose di catastrofismo e di paura, che sono quegli elementi che permettono alla politica di controllare meglio le masse, e ai governi di sinistra di aumentare le tasse avendo la giustificazione pronta da servire. Ma che cosa succede quando i cosiddetti ambientalisti raccontano bugie, inventano dati e ci propinano salse difficili da mangiare e da digerire? Beh, succede che i cittadini che non sanno riconoscere il cibo buono da quello cattivo si mangiano queste salse e finiscono all’ospedale per indigestione…
Praticamente tutti coloro che leggeranno quanto fin qui scritto hanno già capito che sto parlando delle bugie che gli ambientalisti raccontano sull’ambiente, e sulle bugie ancora più grossolane che ci propinano sul come risolvere i problemi. Oramai, parole come energia-solare, pannelli-fotovoltaici, consumo-sostenibile, ecotecnologia e tutta la combriccola, sono entrati nel vocabolario comune: peccato che queste parole siano intrise di bei concetti ma che non hanno alcuna attinenza con la realtà . L’energia solare è l’energia del passato, non quella del futuro; i pannelli fotovoltaici possono andare bene per i piccoli consumi di casa (ma non per le tasche, come vedremo dopo), non per una politica energetica nazionale o peggio ancora mondiale; il consumo sostenibile è una scemenza, una contraddizione in termini e l’ecotecnologia non si sa bene ancora cosa sia, visto che è una parola coniata con il prefisso eco-, come se questo prefisso avesse il dono di rendere bella e pulita la parola che lo segue.
Bisogna però cominciare dal problema che ha originato tutta questa grande discussione, partire dalle premesse insomma. E la cosa sembra tutt’altro che facile , visto che negli ultimi 150 anni di teorie per la protezione dell’ambiente, di organismi governativi di varia natura, di associazioni più o meno ideologizzate, ne sono nate a scatafascio, tanto che oramai quasi non si contano più.
L’etologia nacque nel 1859 ad opera di Isidore Geoffory Saint Hilaire, professore al Museo di Storia Naturale ed alla Facoltà di Scienze di Parigi. L’ecologia invece è datata 1866, e venne definita da Ernst Heinrich Haeckel, esponente del positivismo evoluzionistico. Negli stessi anni, cominciano le denunce sul degrado ambientale: siamo nel 1864 con l’opera di George Perkins Marsh Man and nature or Physical geography as modified by human action, e poi ancora nel 1877 con l’opera di Élisée Reclus, un geografo con tendenze politiche anarchiche. A fianco di questi si posero le università tedesche, che in quel periodo erano all’avanguardia nel settore delle scienze forestali, le quali maturarono una certa sensibilità “conservazionista”. In Inghilterra le associazioni di “storia naturale”, con migliaia di membri, quasi non si contavano. Al pensiero “preservazionista” si legava invece John Muir, naturalista che nel 1882 fondò il “Sierra Club” e le cui posizioni erano panteistiche e fortemente anti-antropocentriche. Nel frattempo, in Francia nasceva la “Société Nationale de Protection de la Nature” (SNPN) e la “Fédération Francaise des Sociétés de Protection de la Nature” (FFSPN). La società francese per la protezione degli animali (SPCA) data invece addirittura al 1824. Col tempo, le iniziative crebbero, andarono avanti, così come la propaganda associazionistica, che portò nel corso degli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo alla nascita dei primi fermenti “ambientalisti”. Con gli anni ‘60, si ha l’esplosione di questa filosofia: la Prima Conferenza sui Parchi Nazionali è del 1962, la Conferenza Intergovernativa sulla Conservazione delle Risorse della Biosfera sotto l’egida dell’UNESCO è del 1968.
Ma l’evento storico in assoluto di questo periodo fu l’uscita del libro Silent Spring di Rachel Carson, prima edizione datata 1962, tradotto molto presto in 15 lingue: in pratica, da molti questo libro viene considerato la Bibbia ambientalista. Nuovo vigore assume l’associazionismo: 300.000 persone partecipano negli Stati Uniti al primo “Earth Day”, 22 aprile 1970. Nello stesso anno, il presidente americano Richard Nixon dichiarò che anche la salubrità dell’ambiente dovesse essere considerato un diritto. Nel 1972 Stoccolma ospitò la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente, con rappresentanti di 113 governi, 19 agenzie intergovernative, 400 organizzazioni governative e non governative. Il 1974 è uno degli anni più nefasti, perché vide nascere in Francia il movimento cosiddetto Verde, per intenderci quello del Sole che ride (ma che in realtà proprio per questo motivo era in lutto), che in Italia sarebbe arrivato qualche tempo dopo. Nel 1979 si tenne la prima Conferenza mondiale sul clima, che ebbe come corollario la nascita di programmi ed agenzie quali il WCP, il WMO, l’UNEP e l’ICSU.
In Italia, la nascita del Ministero per l’Ambiente è del 1986, quella di Legambiente del 1980. Gli anni ‘90 vedono l’esplosione definitiva del fenomeno. Le date più importanti sono il 1992, con la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro, e il 1997, con la ratifica del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Ultime date da ricordare sono il G8 del 2001 e il Summit Mondiale delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002. Tre di questi ultimi quattro eventi hanno prodotto le decisioni più dannose e più nefaste per l’uomo e soprattutto per l’ambiente (che invece si proporrebbero di correggere e di “curare”), decisioni che oggi cominciamo a pagare e che continuare a sostenere ci porterà allo sfascio definitivo, come hanno ammesso anche molti esponenti di spicco del movimento ambientalista internazionale stesso.
Quali sono queste decisioni? Fondamentalmente tre: a Rio è stato codificato il cosiddetto Principio di Precauzione, che come vedremo è una contraddizione in termini e dannoso proprio in primis per l’ambiente, oltreché foriero di paure irrazionali; a Kyoto è stato ratificato un trattato inutile, costoso, che parte da premesse per nulla condivise dal consesso degli scienziati e che sembra spinto più da interessi economici e politici che altro; infine il concetto di Sviluppo sostenibile, che, come vedremo, in realtà non esiste, è una contraddizione in termini, e sta producendo gravi danni soprattutto all’agricoltura.
Dopo questa breve cronologia del movimento “ambientalista” conclusasi con la messa in luce dei tre principali problemi di fondo dello stesso, bisogna aggiungere che sono talmente difficili da realizzare e per nulla convincenti che infatti pochissimo o nulla è stato fatto per dare seguito a quei piani, nonostante ogni anno si svolgano conferenze su conferenze, incontri, summit, G8 e quant’altro per cercare di arginare un problema che forse non è neanche tale.
Il problema dell’ambiente non è infatti avere 1 grado in più rispetto a 50 anni fa per cause ancora sconosciute o non verificate pienamente (checché se ne dica), ma mettere l’uomo in condizione di vivere decentemente, e cioè dotarlo di città pulite sia per strada che nell’aria, fornirlo di mezzi per lo spostamento veloce che al tempo stesso abbattano consumi e costi, aumentare la produzione di energia (soprattutto elettrica) che è l’unico mezzo per creare imprese e quindi posti di lavoro in un mondo che demograficamente continuerà a crescere ancora per diversi anni, permettere ai paesi sottosviluppati o in zone difficili del pianeta di coltivare cibi che contengano lo stretto necessario quanto a nutrizione, e molto altro ancora. Non si va da nessuna parte se nel 2007 andiamo ancora dietro al mito di Kyoto, al mito dello sviluppo sostenibile, al mito del principio di precauzione, che ci impedisce di utilizzare gli OGM, quando proprio questi ultimi sono il mezzo migliore per combattere la fame e alcune delle principali malattie, anche mortali, nell’Asia povera, principio che invece sostiene la produzione biologica, che al contrario spesse volte è perfino più dannosa. Ma una cosa alla volta, ora che è stato introdotto l’argomento, vi invito a riflettere seriamente prima di continuare, perché a molti di voi, abituati a leggere le dichiarazioni di Pecoraro Scanio, gli articoli di Repubblica, dei giornali di sinistra, ad ascoltare l’impero dei media messo in auge dalle associazioni ambientaliste, ciò che si scriverà nei prossimi giorni potrebbe risultare una vera rivoluzione. E non mi rivolgo agli ideologizzati, i quali non crederebbero neanche se fosse Dio in persona a dire queste cose, ma a tutti coloro che ancora oggi hanno paura di una cosa che NON esiste, l’elettrosmog…
Alla prox.





