È una domanda alla quale sarebbe troppo facile rispondere: in quasi un anno di legislatura, è stato dimostrato fin troppe volte come la sinistra prenda in giro se stessa ma soprattutto gli Italiani, a cominciare dai propri elettori. Si smentiscono a vicenda, fanno dichiarazioni che il giorno dopo sono costretti a rivedere, grazie a loro nessuno sa quale sia il reale stato delle finanze italiane… Ma quello che più dà fastidio è quando il Governo di uno stato democratico prende per i fondelli i propri cittadini a riguardo della sua politica estera.
Quanto successo ultimamente in Afghanistan ne è l’ennesima prova provata. Prima Prodi, Presidente del Consiglio, dice che non si sente in dovere di andare in Parlamento, nonostante l’Italia sia stata sbeffeggiata da mezzo mondo sulla vicenda Mastrogiacomo. Poi Bertinotti, Presidente della Camera , dice che sarebbe d’uopo una comunicazione in tal senso. Prodi ridice che è inutile farlo, e D’Alema si presenta alla Camera a rendere conto di quanto accaduto. Boh, chi ci capisce è bravo. Fatto sta, in ogni caso, che il Ministro degli Esteri ha clamorosamente mentito nella sua comunicazione: ci informa di questo il giornale Italia Oggi, che ha fatto notare questo passaggio del Massimo nazionale: «Bisogna dire che la collaborazione del governo afghano è stata anche legata a una valutazione circa la limitata pericolosità dei detenuti di cui si era chiesta la liberazione, diversi dei quali presentati come portavoce e non come forze combattenti del movimento talebano». Al che, si potrebbe pensare: beh, tanto meglio, abbiamo salvato una vita umana senza arrecare troppi danni, ci siamo fasciati la testa prima di conoscere bene i risvolti. Se non fosse che la realtà ce la racconta Chris, dal blog Il Rumore Dei miei Venti. Leggiamo cosa dice:
«Da un rapporto sull’Afghanistan al Congresso USA del 14/02/2007 firmato da Kenneth Katzman – esperto di terrorismo – scopriamo che le parole di Massimo D’Alema appena citate non sono del tutto corrette.
Testuali parole dal rapporto: “I tre principali successi sono stati l’arresto il 19 Luglio 2005 in Pakistan di cinque terroristi talebani, incluso il vice del Mullah Omar, e quello dell’ottobre 2005, del portavoce Hakimi”. Bene Abdul Latif Hakimi è uno degli uomini citati da D’Alema.
Non erano semplici portavoce i terroristi rilasciati. Almeno tre dei cinque talebani, liberati per salvare il c**o di Mastrogiacomo, erano stati incarcerati per fatti di sangue. Proprio Hakimi ha su di se il capo di accusa di aver ucciso due britannici, mentre altri due liberati, Hamidullah e Yasir, sono accusati di avere ucciso decine di loro concittadini. Altro che portavoce dei “miei stivali”».
E poi ancora:
«Per la cattura di quei 5 taliban sono morti anche dei soldati afghani. Questa è la triste verità . E se dunque questa probabilmente è la realtà dei fatti, com’è possibile che Karzai abbia potuto liberare codesti assassini a cuor leggero se non sotto qualche pungolatura?».
Fonte: http://ilrumoredeimieiventi.blogspot.com/2007/04/chi-ci-perde-il-paese.html
Davvero una bella domanda, alla quale purtroppo non ci sarà mai risposta, visto le barricate che il Governo e la sua maggioranza fanno per difendere il proprio operato: ma un’azione umanitaria per salvare un proprio concittadino fino a che punto può essere portata avanti? Può valere il principio che bisogna salvare una vita a costo di lasciarne per terra molte altre? Chi è che nasconde la verità , chi è che cerca di pararselo, visto che Prodi, Karzai e Gino Strada si rimpallano accuse e controaccuse? Tante domande che non avranno mai risposta, come non avranno mai risposta quelle che ho fatto nel mio precedente intervento. L’unica certezza che ci rimane di tutta questa storia l’ha racconta ancora Chris a chiusura del suo post:
«il vero sconfitto è il Paese, criticato e delegittimato da mezza Europa e dagli Stati Uniti, sbugiardato da Karzai e con all’orizzonte un futuro diplomatico oltremodo inesistente. Una ulteriore incrinatura che ci farà pesare sempre di meno sul piano internazionale».
Per oggi, non ho altro da aggiungere. Alla prox.




