Avanti miei Prodi!!!

22 febbraio 2007 di Simone82 Leave a reply »
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Si potrebbe esordire con un convinto «L’avevamo detto, previsto, preventivato!», il tutto in tempi non certo sospetti. Ci era sempre stato risposto che il Governo sarebbe durato 5 anni, che anche in Senato non ci sarebbero stati problemi di sorta, che con il dialogo e la concertazione tutto sarebbe filato liscio. E invece, ecco che proprio in Senato il Governo cade ben due volte (come promesso da Schifani «mesi or sono») su argomenti riguardanti la politica estera e in special modo i rapporti con gli alleti e la nostra presenza militare in zone di guerra. E ancora una volta, sono stati i dissidenti dei partiti comunisti a far cadere l’esecutivo di Prodi, come già nel 1998: soltanto che stavolta si pensava di essersi messi al riparo dai problemi regalando importanti ministeri e la Presidenza della Camera proprio a dei comunisti.


Sento il dovere in ogni caso di riconoscere di essere piacevolmente stato smentito in almeno due questioni:
1) che Prodi non avrebbe avuto mai il coraggio di dimettersi neanche in situazioni del genere, invece, vuoi perché spinto da D’Alema, vuoi perché forse si è reso conto della gravità di quanto successo, vuoi perché sapeva benissimo che tale mossa aveva più valore istituzionale che di una vera caduta del Governo, si è presentato dal Presidente della Repubblica a rassegnare proprio le dimissioni dell’esecutivo;
2) che nell’estrema sinistra non tutti sono attaccati al potere e all’antiberlusconismo spinto oltre ogni ragionevole ragionamento, oltre ogni necessità, contingenza, oltre ogni esigenza, sempre comunque e qualunque cosa accada. I veri “traditori” in tal caso sono coloro che si sono fatti eleggere non solo sulla base di un programma elettorale, ma anche perché portatori di precise idee: idee per alcuni troppo spesso rinchiuse nell’armadio.
Da qui il coraggio di alcuni senatori di votare secondo il proprio ideale e secondo la propria coscienza, e non secondo interessi politici di parte, quindi a scapito perfino della stessa tenuta del Governo. Preferisco mille volte un Rossi o un Turigliatti che dicono chiaro e tondo «Non voto una politica che porta avanti la base di Vicenza e la guerra in Afghanistan», piuttosto che una Palermi o un Giordano che alla piazza dicono una cosa e in parlamento ne votano un’altra. Ora, sappiamo benissimo tutti quanti che da qualche tempo a questa parte la politica sta scadendo verso una certa ipocrisia di fondo, più legata infatti al mantenimento del potere e al raggiungimento della pensione, ma renderla proprio così ridicola sembrava giustamente troppo anche per un Governo di stampo elettorale più che programmatico (checchè se ne dica, perché a quanto risulta ognuno interpreta l’immenso programma faticosamente sottoscritto a proprio uso e consumo, quasi fosse un vincolo ferreo al quale non è possibile derogare).
Detto questo, non voglio partecipare al toto-scenari che si è già aperto sul dopo Prodi: Prodi-bis, maggioranza allargata, elezioni, etc. etc. La verità forse nascosta, è che nessuno vorrebbe essere costretto a scegliere tra nessuna di queste possibilità: Prodi sa benissimo che mercanteggiare con esponenti dell’opposizione renderebbe ridicolo il suo Governo e soprattutto la sinistra rischierebbe di tornare presto all’opposizione e rimanerci per un’era geologica; sa anche che la maggioranza da lui costruita presenta posizioni troppo divergenti fra loro su più di un argomento, e che quindi campare sempre e soltanto grazie al sostegno dei senatori a vita è avvilente oltreché estremamente pericoloso; tutti sanno che tornare a votare subito con questa legge elettorale potrebbe non essere conveniente, in aggiunta al fatto che la stessa sinistra potrebbe ancora una volta puntare sulla carta della coesione anti-berlusconiana e recuperare una parte del consenso perso a causa della loro disastrosa e penalizzante gestione governativa. L’impressione è che soprattutto a sinistra nessuno abbia voglia di lasciare, e che tra scappatoie, magheggi e quant’altro, ce li ritroveremo di nuovo al loro posto, con la fortuna che senatori a vita come Andreotti e Cossiga si sono detti, soprattutto quest’ultimo, da oggi più lontani dall’attuale governo: quindi, ne consegue che la già risicata maggioranza di prima oggi è ancora più risicata. Insomma, materia da analisti politici. A noi poveri cittadini, costretti a sorbirci le magagne, i rimpasti, le scelte sbagliate del Governo, non ci resta altro da fare che attendere l’evoluzione delle cose, sperando che nessuno a destra si svenda per qualche poltroncina più comoda, e soprattutto che chiunque verrà non ci porti via anche i ponti sotto i quali siamo stati costretti dalla sinistra…
Ora però è tempo di chiudere.

Alla prox.

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