La violenza nel calcio…

4 febbraio 2007 di Simone82 Leave a reply »
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Avrei voluto intitolare questo primo post ufficiale in modo differente, con un argomento differente. Ma quello che è successo in quel venerdì di follia è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso: un ispettore di polizia muore nell’espletamento del suo lavoro, ponendo la sua vita al servizio dei cittadini per uno Stato più sicuro.

Ma dopo le prime reazioni a caldo, è necessario fare un passo indietro con la mente fredda e ragionare su quanto è successo. All’esterno dello stadio di Catania, in occasione della partita Catania-Palermo valida per la 22ª giornata del Campionato di Calcio di serie A, nel corso di durissimi scontri tra la polizia e i tifosi di casa, viene mortalmente colpito un ispettore di polizia di 38 anni, al secolo Filippo Raciti, che muore più tardi in ospedale, lasciando moglie e due bambini piccoli. L’autopsia sembra aver chiarito la dinamica dell’incidente: il poliziotto sarebbe morto per un’emorragia interna causata da un masso che gli avrebbe procurato un «Trauma addominale e fratture multiple del fegato», un masso ovviamente lanciato dagli ultras catanesi.

Un “normale” scontro tra polizia e tifosi? NO, a giudicare dalla testimonianza dei colleghi del Raciti, che parlano di una vera e propria imboscata nei confronti della polizia, che scortava i tifosi del Palermo verso lo stadio onde evitare contatti tra le tifoserie e un bilancio ben più grave. Al vaglio degli inquirenti c’è anche l’ipotesi di “omicidio premeditato”: un tifoso catanese era stato condannato per la testimonianza proprio di Raciti, al quale sarebbero state rivolte minacce per questo suo “gestaccio”.

Cosa significa tutto ciò? Che il calcio c’entra relativamente con quanto successo. C’entra moltissimo invece la cultura generale che si respira in certe aree, in certe zone, in certi strati sociali, in certi settori dell’ideologia politica di questo nostro Paese, nei quali le forze dell’ordine, e in particolar modo la Polizia di Stato, vengono viste come il nemico da combattere, e possibilmente da abbattere: basti vedere le reazioni di alcuni tifosi catanesi come quelle che hanno prodotto le vergognose scritte di Livorno e di Piacenza. Quegli stessi ambiti che spaccano le vetrine al G8, che in simili eventi cercano lo scontro con la polizia, che vengono già pronti per tali manifestazioni… Quegli stessi che disertano le parate del 2 giugno perché si dichiarano pacifisti, che assaltano i supermercati in nome di non si sa bene cosa… Insomma, ci siamo capiti: il problema fondamentale non è il calcio, o lo sport, ma la cultura di queste persone. La politica si è fermata dopo i vari G8??? Si sono chiusi i supermercati??? Si sono fermate le guerre??? NO!!!

Ergo, la soluzione deve essere politica e giudiziaria… In questi giorni non ho sentito nessuno parlare di Catania in serie B, di stadio chiuso per un anno, o addirittura di ritiro della squadra dalla manifestazione come successo nel caso della società dilettantistica in cui è morto il dirigente Licursi nella rissa a bordo campo. Nulla: per ora si è soltanto pensato a penalizzare l’intero movimento, impedendo lo svolgimento delle partite e colpendo non chi siè reso protagonista di questi vili comportamenti, ma tutti quanti indistintamente. Avete sentito qualcuno dire che da oggi i poliziotti potranno utilizzare gli strumenti a loro disposizione, come idranti e pallottole di gomma??? No, si è soltanto pensato a non mandarli più alle manifestazioni sportive… Succede qualcosa allo stadio? I giudici non intervengono quasi mai, perché magari si invoca l’esaltazione di gruppo, e lo stadio viene considerato un porto franco dove dei crimini che normalmente sarebbero puniti con anni e anni di galera, vengono fatti passare come ragazzate… Ma chi ha scelto questi dirigenti, questi giudici e questi politici, tanto del calcio quanto del governo??? BOH!!!

Quante volte abbiamo sentito «da oggi tolleranza zero», e quante volte ci siamo ritrovati in situazioni di questo genere? Sinceramente ho perso il conto: in questo Paese si pensa soltanto ad essere iper-garantisti dell’incolumitÃàaltrui. Un Paese nel quale un poliziotto, per sparare contro un criminale o un assassino o un rapinatore armato, deve prima chiedergli scusa, offrirgli un caffè, attendere che sia lui il primo a sparare e poi, soltanto POI, se proprio deve, sparare a sua volta, possibilmente senza fare troppo male al delinquente, ché magari finisce pure sotto processo. Forse finalmente prenderemo esempio dagli inglesi, che hanno risolto col tempo e con una gestione oculata delle risorse e delle intelligenze la piaga degli hooligans: ma, dice Petrucci, tenendo ferma la specificità italiana, che si traduce (in soldoni) nella bassa cultura politica e legalistica che coinvolge alcuni ambienti della nostra società .

Io proporrei delle pene ferree per questi comportamenti. Delle pene del tipo “viene lanciato un oggetto in campo?” > -10 punti in classifica. “Fanno a botte fuori o dentro lo stadio?” > 1 anno a porte chiuse. E così via seguitando fino ad arrivare alla retrocessione d’ufficio ad una o più categorie inferiori. Vedrete che allora, forse, i tifosi ci penseranno mille volte prima di tirare qualche oggetto od organizzare degli scontri di piazza… Perché di tutto ciò non si è mai sentito sentore???

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