
Quasi ogni giorno, nonostante la vulgata imperante del “governo amico dei mafiosi”, vengono compiuti decine di arresti e sequestri nei confronti di esponenti della mafia: quasi servirebbe un blog per tenere traccia costante del lavoro d’indagine che lo Stato in tutte le sue componenti sta compiendo per vincere la guerra contro la criminalità organizzata. Tuttavia, l’operazione odierna per dimensione ed importanza può e deve avere una nota particolare nelle nostre pagine. Il giorno in cui si passerà, tagliando via l’inutile burocrazia, dal sequestro di denaro e beni mobili al loro uso immediato da parte di magistratura e forze dell’ordine (strada che si sta già percorrendo), la lotta sarà ancora più facile. Qui la fonte.
La Guardia di Finanza e i carabinieri del Ros hanno eseguito oggi 81 ordinanze di custodia cautelare (su un totale di 86) e decine di perquisizioni nei confronti di esponenti di un “potente clan camorristico” dell’area vesuviana, dedito tra l’altro al traffico internazionale di stupefacenti e alle estorsioni.
E’ quanto hanno riferito in una nota la Guardia di Finanza e la Procura di Napoli precisando che è stato disposto anche il sequestro di beni immobili e disponibilità bancarie per un valore di 65 milioni di euro.
I reati contestati agli arrestati, a vario titolo, sono associazione camorristica finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio e reimpiego di denaro sporco, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, corruzione di pubblici ufficiali e favoreggiamento personale.
Degli 86 provvedimenti ne sono stati eseguiti 81 di cui 70 dalle Fiamme gialle, nove dal Ros e due indagati sono stati raggiunti dal provvedimento mentre si trovavano in carcere in Spagna. Tra gli arrestati due sono finiti ai domiciliari.
Nell’ambito di un convegno di Confcommercio su criminalità e competitività a Napoli, oggi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha detto che “in un colpo solo è stata sgominata un’altra banda, quella dei Gallo-Limelli-Vangone, un’operazione partita da qui ma che ha interessato contemporaneamente altre 10 Regioni“.
“Sono numeri che fanno male a queste persone…”, ha aggiunto Maroni, sottolineando che “intervenire in modo qualitativo e mirato a seconda dei territori è la strada da percorrere”.
“Non basta mettere in galera e sequestrare, dobbiamo impedire la riorganizzazione sul territorio della criminalità. Per questo occorre investire in sviluppo in un momento di crisi a sostegno dell’economia sana”.
COCAINA DALLA SPAGNA
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno fatto luce sul clan Gallo-Limelli-Vangone — attivo nell’area vesuviana, tra Torre Annunziata, Boscoreale e Boscotrecase (tutti in provincia di Napoli) — ritenuto dagli inquirenti “una delle principali holding al livello europeo per l’introduzione nella penisola italiana di cocaina”, come si legge in una nota della Procura partenopea.
Grazie al lavoro degli inquirenti è stato possibile ricostruire i canali utilizzati dall’organizzazione per riciclare i proventi illeciti, accertando la corruzione di due impiegati del tribunale di Torre Annunziata oltre che di uno psichiatra, direttore dell’ospedale giudiziario di Aversa (Caserta). I tre, secondo l’accusa, si adoperavano per favorire la posizione processuale del capo clan.
Secondo gli inquirenti sono riconducili a questa organizzazione estorsioni ai danni di imprenditori, a cui venivano fatte diverse imposizioni: dal pagamento di somme di denaro, all’assunzione di manodopera, all’acquisto di prodotti alimentari commercializzati da ditte nella diretta disponibilità dei vertici dell’organizzazione che fa capo attualmente a Giuseppe Gallo, uno degli arrestati.
Stando ai calcoli effettuati, il clan importava 150 chili di cocaina al mese dalla penisola iberica all’Italia.
Il riciclaggio di denaro avveniva grazie a un intermediatore finanziario di Salerno e venivano investiti in sofisticati prodotti finanziari.
Nell’operazione sono stati sequestrati 210 immobili, 160 autoveicoli e 550 rapporti bancari.