Il vero razzismo è quello alimentato dall’indifferenza e dal buonismo

3 luglio 2009 No comments »
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Non poteva essere altrimenti: anche se l’Italia avesse approvato una legge sull’immigrazione fotocopia di quelle presenti in altri Paesi moderni ed occidentali (da cui la sinistra vorrebbe copiare gli aborti facili, l’uso di droghe, l’eutanasia, etc.), per il fatto stesso che a copiarla è stato un governo di centrodestra essa è una legge “razzista”. Io mi chiedo solo quale pena e quale vergogna devono provare gli omuncoli che pronunciano questa parola, sapendo l’inferno cui sono costretti milioni di uomini che vivono sotto il giogo delle vere leggi razziali, nei Paesi ex-nazifascisti come nei Paesi oggi comunisti.

Il vero razzismo è quello alimentato dal basso, dai politicanti buonisti, dalla retorica clericale sulla povertà e sull’accoglienza indiscriminata: quando viene privilegiato un immigrato e non un italiano nell’assegnazione di case popolari, lì si alimenta il razzismo; quando uno stabile viene lasciato in mano a degli extracomunitari clandestini senza che nessuno faccia niente, senza difendere la popolazione residente dai soprusi e dallo spaccio di droga, lì si alimenta il razzismo; quando su un autobus o su una metro a farla da padrone sono gli immigrati, lì si alimenta il razzismo; quando ai crocicchi delle strade o nei quartieri più degradati, le comunità immigrate dettano legge, lì si alimenta il razzismo; quando si è costretti a vivere accanto a campi nomadi che vivono al di fuori della legge, lì si alimenta il razzismo; quando la politica rimane inerte ed indifferente, pensando che l’insicurezza sia solo percepita e creata, quando pensa che tutto sia perfetto e tranquillo e quindi non c’è bisogno di fare nulla, lì si crea razzismo. Quando a tutte queste persone in difficiltà si dice che non bisogna avere paura della diversità, che bisogna accogliere i bisognosi, lì si alimenta il razzismo e la violenza per giunta, la violenza di chi ad un certo punto, sentitosi abbandonato dallo Stato, si organizza per difendere la sua famiglia.

Dunque, un moderno Stato razziale, questo sarebbe diventato l’Italia: dunque, nel Bel Paese i City Angels esistono dal 1994, ma se il governo li vuole estendere a livello nazionale ecco che sono tornate le camicie nere, perché ovviamente una norma copiata dall’estero in Italia non può che produrre il far west; perfino nella Città del Vaticano esiste il reato di immigrazione clandestina, ma se in Italia a proporlo è la Lega, subito si grida al razzismo. Con una differenza: che mentre in tutti i Paesi il reato è punito con il carcere, qui in Italia il condannato per immigrazione clandestina viene automaticamente espulso. Quando nelle città governate dalla sinistra (tipo Rimini), dopo che non si è fatto nulla, si scopre che il problema esiste veramente, e l’amministrazione comunale invece di risolverlo prende i soldi dei contribuenti e li distribuisce ai clandestini o nomadi che siano chiedendo loro di andarsene, questa cosa è? Un buon modo di governare il fenomeno?

Che una società si regoli con il diritto, con regole condivise dalla maggioranza e non a colpi di pagine di Vangelo, lo dice il Vangelo stesso, anzi lo dice Gesù stesso (ed insomma fino a prova contraria qualcosa le sue parole dovrebbero valere); che la sicurezza di una società si regoli anche controllando i flussi migratori (perché i primi ed i più esposti all’utilizzo illegale quando in difficoltà) è un dato di fatto (le cifre delle carceri lasciano pochissimi dubbi). È invece la politica del non fare nulla, dell’accettazione a braghe calate, magari nella speranza di intercettare il voto di qualche cattolico fondamentalista, è questo quello che crea razzismo, che crea la paura che queste persone senza arte né parte vengano in Italia attirate da un El Dorado che non esiste più (e che forse non è mai esistito). In un momento di crisi economica soprattutto, dove migliaia di cittadini perdono il lavoro, dove sta diventando sempre più difficile creare nuovi posti, siamo davvero sicuri che serva così tanta forza lavoro straniera?

Non ci resta che espatriare allora? Oppure non ci resta altro che applicare le leggi: non è una legge che crea razzismo, è il modo in cui viene applicata, è il modo in cui viene gestito un problema, è il modo in cui tutti fanno la loro parte affinché una società sia fondata sul diritto. E poi, come non dimenticare tutto ciò che è contenuto nel ddl sicurezza, quasi non esistesse, quasi che tutto sia incentrato sul problema dei clandestini e di come accoglierli: ma mi chiedo, per quale motivo accoglierli se non hanno diritto all’asilo politico? Cosa deve diventare l’Italia, l’albergo del terzo mondo? Con tutta la carità cristiana, perfino nella mia parrocchia di cattocomunisti hanno capito che in un periodo del genere, prima di aiutare gli immigrati, è più giusto aiutare i parrocchiani, la gente del quartiere in difficoltà, chi è stato direttamente colpito dalla crisi economica, e non l’ultimo arrivato: perché se questo lo fa il Governo, chiaramente su scala nazionale, ciò diventa razzismo?

Un pezzo di storia:
F1: Ferrari a inseguire…

17 giugno 2007 No comments »
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C’è poco da dire. La tanto attesa trasferta americana è stata devastante per la psicologia e la classifica delle rosse e per quella di Alonso. Dopo un grande inizio di stagione, che si era concretizzato con la vittoria di Raikkonen e le tre di Massa, pensavamo che questo mondiale sarebbe stato combattuto con la Ferrari in prima linea per la vittoria finale. Invece il primo capolino in Europa ci ha consegnato una McLaren fortissima, e su circuiti storicamente favorevoli a Maranello come Montreal e Indianapolis è arrivata la conferma che attualmente la Ferrari può soltanto guardare e inseguire.

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F1: Ferrari a inseguire…

La falsa retorica dell’impoverimento

1 luglio 2009 No comments »
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Alla fine dello scorso anno il rapporto annuale di Caritas aveva “sparato” una bomba informativa: 15 milioni di persone sarebbero a rischio di povertà in Italia. Un dato incredibile, che l’esperienza quotidiana smentisce. Ma allora, di quali cifre dobbiamo parlare? Quanti sono i poveri veri, quelli che non arrivano neppure alla metà del mese, che non hanno soldi per vivere decorosamente?

A questa domanda inizia a rispondere l’Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale in Lombardia (ORES), che ieri ha presentato a Milano il suo primo Rapporto annuale (“L’esclusione sociale in Lombardia. Rapporto 2008, ed. Guerini Associati). Un’analisi che per la rilevanza del contesto (la Lombardia è pur sempre la locomotiva d’Italia e la più esposta ai venti della crisi internazionale) e per la metodologia utilizzata si presenta come una significativa innovazione nel panorama italiano. Provando ad andare molto al di là delle fonti ufficiali.

L’elemento più caratterizzante sta nell’utilizzo dei dati di fonte terzo settore per cogliere le dimensioni della povertà lombarda. Si tratta di un lavoro di rete svolto attraverso un’alleanza ed una condivisione di informazioni fra il mondo del non profit, le istituzioni e la comunità scientifica. Il termine “sussidiarietà” trova quindi applicazione effettiva anche nell’ambito della ricerca.

Grazie a questa metodologia innovativa, unica nel panorama italiano, ORES ha potuto “contare” i poveri effettivi: 315.000 nel 2007, 340.000 alla fine del 2008. Una povertà che cresce, dunque, ma da cui si può anche uscire, se è vero (come riporta il Rapporto) che circa 16.000 persone sono uscite dalla condizione di bisogno, proprio grazie al sostegno congiunto delle istituzioni e del nonprofit.

Fra gli assistiti significativa è la presenza di stranieri (2 su 3) e delle donne (anche in questo caso pari a circa il 60% del totale). È evidente come la condizione di precarietà giuridica e conseguentemente lavorativa di una quota consistente di stranieri presenti nel territorio lombardo esponga queste persone a un più elevato rischio di povertà. Il marcato legame presente tra status giuridico e povertà ne è una conferma: nel passaggio dalla irregolarità al conseguimento della cittadinanza la povertà si dimezza. Come dire che una società inclusiva è per definizione capace di far uscire le persone dalla condizione di bisogno.

Tra le cause del bisogno, come era lecito attendersi al primo posto troviamo la scarsità di reddito e la perdita o mancanza di lavoro, ma non meno importanti risultano i motivi di salute e le rotture familiari (separazioni o divorzi). Nell’ultimo anno sono soprattutto le donne sole con figli minori a crescere maggiormente, insieme ai nuovi disoccupati. Insomma quello che più influisce sono in genere gli eventi imprevisti, come nel caso della separazione dei coniugi, che alterano l’equilibrio familiare.

I dati di cui abbiamo parlato sino ad ora riguardano le situazioni di disagio dichiarato, ma quanto si parla di un concetto così delicato come quello della povertà e più in generale dell’esclusione sociale è noto come si aggiungano le persone e le famiglie che, nonostante la condizione di difficoltà, non chiedono aiuto. È la famosa “fascia di rischio” su cui nascono le cifre-monstre di cui si è detto in apertura.

Da anni siamo infatti soliti ragionare in termini di povertà relativa, utilizzando le fonti ufficiali ISTAT. Come segnalato dal “Libro Bianco sul futuro del modello sociale”, questa definizione serve però a cogliere al massimo un elemento di disuguaglianza, ma certamente non a definire con precisione i confini della povertà effettiva. Proprio per questo è stato proprio l’ISTAT, un paio di mesi fa, a riproporre una metodologia di calcolo della povertà assoluta, che tenesse conto solo dei bisogni primari e dei differenziali di costo della vita. Nel complesso – fra chi chiede e riceve assistenza e chi invece non lo fa – stiamo allora parlando per la Lombardia di 125.000 famiglie (pari al 3,2% della popolazione) che ogni mese sostengono una spesa per consumi inferiore al livello minimo accettabile stimato in base ai bisogni tipici di ogni età ed ai prezzi accessibili. La Lombardia risulta al quarto posto fra le regioni italiane a minore incidenza (la media italiana è del 4,2%), dopo Veneto, Toscana e Marche. Un dato importante, se si considera la presenza di una grande metropoli come Milano, dove si concentrano i due terzi dei poveri di tutta la regione.

L’utilizzo di questa nuova metodologia, applicata per la prima volta su scala regionale da ORES, permette di capire meglio la realtà, ridimensionando di molto una retorica dell’impoverimento che dilaga sui mass media, contribuendo a generare un clima di sfiducia.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=28974

I (dis)valori (im)morali della sinistra

25 giugno 2009 No comments »
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Mi sono chiesto se fosse utile scrivere un post del genere: non essendo un sinistrorso frustrato, preferirei interessarmi di politica e non di gossip, ma siccome gli emeriti giornalisti dall’altra parte schierati, ci dicono che quello che accade in Italia è tutta colpa dei “berluscones”, allora è mio precipuo dovere fare la mia parte. La difficoltà di un post del genere è tuttavia nel selezionare il materiale da mostrare a voi lettori: è tanto e di tal qualità il marcio a sinistra che una enciclopedia sarebbe riduttiva, figurarsi il post di un blog.

Così, en passant, si potrebbero citare i fondi neri che il Partito Comunista percecipa dall’URSS, Paese nemico dell’Italia: qui la morale ovviamente non c’entra nulla, anche perché loro si sono autoamnistiati, giova solo ricordare che in tempi passati, per una cosa del genere si finiva alla corte marziale. Si potrebbe citare il reoconfesso baffino D’Alema, il quale ammise di aver ricevuto finanziamenti illeciti, ma cosa volete, furono solo 20 milioni di lire nel 1985, poca roba, non vale neanche la pena ricordarlo, infatti il magistrato che indagò su D’Alema, non potendo fare altro che archiviare per prescrizione, fu poi candidato nel 1999 dallo stesso D’Alema (allora Presidente del Consiglio) alle elezioni suppletive per un posto da senatore. Ovviamente non fu l’unico magistrato ad indagare su baffino a finire candidato in Parlamento, né fu l’unico magistrato a finire in Parlamento, tutti rigorosamente nelle file del centrosinistra (figurarsi, mica si vuole insinuare che la magistratura è schierata, ohibò!). L’ultimo in ordine di tempo è De Magistris, un uomo il cui destino era scritto nel nome, ma forse non così chiaramente, visto che dopo aver indagato su Prodi e Mastella (il tutto senza cavare un ragno dal buco e noi si è convinti perché il ragno non c’era), è finito al Parlamento europeo nelle file dell’IDV.

Sul complotto internazionale è interessante vedere gli intrecci che legano le varie testate: si parte dal Times di Murdoch, si continua per Le Monde Diplomatique distribuito in Italia dal Manifesto. Ecco che negli USA il New York Times afferma che gli Italiani non sopportano più Berlusconi, giusto all’indomani del 35-0 inflitto dal centrodestra al centrosinistra alle Amministrative 2009. Ecco che nei grandi giornali internazionali, mentre si spara a zero, da tutto il mondo (e quando dico tutto, dico tutto, perfino Giamaica e Senegal), ci si collega per commentare gli articoli contro Berlusconi chiedendo “dove sia lo scandalo”, chiedendo cosa abbia a che fare la politica con le lenzuola. Ecco che El Pais in Spagna è il più agguerrito giornale europeo contro il Cavaliere, ma il fatto che sia cugino diretto dell’Espresso è solo un caso fortuito.

Ecco che torna alla mente Ezio Mauro, quando all’epoca si indignò per come Clinton venne politicamente attaccato per l’uso “flautesco” delle sue stagiste, puntualmente dichiarando che l’Italia sarebbe risultata senz’altro superiore nel trattare argomenti del genere. Come no, il primo ad utilizzare argomenti triviali per fare lotta politica è stato proprio il giornale di Ezio Mauro, ma non parlate di coerenza, poi vi prendono fisicamente a schiaffi, come succede quando si fanno domande scomode ad esponenti di sinistra. D’altronde si sa, Kennedy era uno sciupafemmine, ma era Kennedy, Mitterand anche era uno che non le mandava a dire, ma anche lui era Mitterand. Poi l’Unità, come non ricordare le sue parole di elogio alla morte del “grande statista” Stalin? Come non dimenticare la sua difesa d’ufficio della famosa notte di Praga?

Il guru dell’antipolitica italiana Beppe Grillo è un uomo che per diverso tempo ha pubblicizzato la famosa pallina Bio Wash Ball, una emerita truffa certificata perfino da Mi Manda Raitre: Grillo ha mai chiesto scusa agli italiani? Lui che ha una villa che consuma come un quartiere e va in giro a parlare di fotovoltaico, lui che siccome la politica fa schifo insulta perfino il Presidente della Repubblica ma ovviamente senza commettere reato. Il pluripregiudicato Travaglio, più volte condannato per diffamazione (ma non diteglielo, che tanto risponde che non è vero), ha mai scritto libri su BNL, Unipol, sul mitico “abbiamo una banca, facci sognare” di Piero Fassino? Quanti articoli ed interviste ha rilasciato il guru del giustizialismo italiano sulla vicenda Del Turco, sulla mafia nelle amministrazioni regionali sinistrorse della Campania a tutti i livelli, sulla condanna di Rutelli per abuso d’ufficio in merito ad alcune consulenze particolarmente onerose al tempo della sua presenza in Campidoglio? E dell’IRI di Prodi, chi si ricorda o sa ancora qualcosa? O del perché sempre Prodi ad una commissione d’inchiesta parlamentare dichiarò di sapere dove si trovava Aldo Moro (quando ancora era in prigionia) dietro rivelazione “spirituale” in una seduta spiritica? E delle amministrazioni di Firenze per cui è stato accusato Domenici, o di quello che ha fatto Orlando a Palermo, o dei problemi avuti da Soro in Sardegna?. Stendendo un velo pietoso su quello che il centrosinistra ha combinato a Napoli, con le montagne di spazzatura che hanno fatto il giro del mondo: chi mi segnala un articolo di Travaglio che abbia solertemente indagato a fondo i motivi di quel problema? Senza dimenticare che di TorqueMarco rimane sempre una certa amicizia poco onorevole che mai è stata chiarita.

Le amicizie “poco onorevoli” non sono comunque la sola sua specialità: se Berlusconi viene sempre accusato di essere un piduista (ma fu assolto da illeciti di qualsiasi tipo), cosa dire del Diliberto amico di un massone ex P2, come rivelato da Marco Rizzo?

Facciamo un salto a Bologna, dove il neosindaco Delbono è stato apertamente accusato di utilizzare fondi pubblici per la sua ex-compagna Cinzia. Ecco la risposta di Delbono: «Strumentalizzare la vita privata delle persone perché non si sa rispondere a domande di pubblico interesse poste dai cittadini è segno di vigliaccheria». Gulp, come come? Eppure mi è sembrato che la nuova linea politica della sinistra italiana fosse proprio l’utilizzo pubblico della vita privata. In diretta nazionale Pannella accusò leggenDario Franceschini di “avere la faccia come il culo”: ogni giorno che passa penso sempre di più che sia una caratteristica precipua dei piddini.

A proposito di letti, ecco spuntare fuori i soliti cattocomunisti duri a morire, i clericomoralisti da strapazzo, pronti ad approvare l’eutanasia Bibbia in mano per far morire Eluana, ma giammai ad accettare che in fin dei conti, la vita privata di ognuno di noi è un problema nostro intimo personale. Ai quattro venti predicano che la Chiesa non deve impicciarsi di quello che avviene sotto le lenzuola, ma agli otto venti lo fanno per avere l’esclusiva dell’impiccio. Ecco che un antico giornale di riferimento come Famiglia Cristiana, sceglie la lotta senza quartiere al Governo di centrodestra: lotta senza se e senza ma, visto che perfino la Santa Sede si è dovuta dissociare dai suoi articoli e soprattutto visto che dalle antiche 2 milioni di copie vendute FC è scesa a poco più di 500mila… Dove erano i clericomoralisti quando Sircana se la faceva con un transessuale? Ah ovviamente erano a difendere la privacy del malcapitato portavoce di Prodi, che da buon “cattolico adulto” non ha dato troppo peso alla questione.

I clericomoralisti, i preti del clero e non del popolo, quelli che dal pulpito ogni domenica fanno del sentimentalismo sugli “ultimi” e della demagogia sui “poveri”, gli psicologi da 4 soldi che si scagliano contro l’illusione della sicurezza della società occidentale (e del cdx in particolare), cosa hanno detto quando il pattugliamento navale organizzato dal Governo Prodi nel 1997 portò alla morte 105 albanesi? Figuratevi, il prete della mia parrocchia antiberlusconiano di ferro, di questo episodio semplicemente non sa nulla… Si pensi che l’iter giudiziario per quel disastro è stato sempre molto farraginoso, dopo 10 anni il processo in appello era ancora “in alto mare”. Cosa dire poi quando gli stessi, insieme ai parrucconi dell’ONU, sparano contro i provvedimenti di Maroni ma poi nulla si sa di quello che succede in Spagna? Cosa pensano lor signori quando in Spagna si sparò con i fucili contro cinquecento clandestini? Cosa pensano quando il governo spagnolo approva leggi che somigliano tanto ad una “caccia al marocchino” con tanto di premi per i vigili che scovano più clandestini?

Vogliamo tornare al gossip? Nella realtà l’inchiesta di Bari riguarda sospetti giri di prostitute a carico di esponenti del PD regionali: ovviamente questo piccolo particolare è conosciuto soltanto ai bene informati, quelli che hanno il fegato per arrivare a pagina 35 del quotidiano. E cosa dire, tornando più addietro nel tempo, quando i fedelissimi di baffino (ancora lui?) sembra facessero parte di un giro di escort ben organizzato, inviate loro da una maitresse in cambio di favori economici? Chi di voi conosce questo processo? Diciamo solo che si indagò nel 1999 (D’Alema era Presidente del Consiglio, giusto per ricordare), e quando si venne a sapere che nel giro della Roma-bene erano registrati anche alcuni politici, l’inchiesta fu mezza insabbiata e s’interruppero perfino le intercettazioni in corso.

Quelle stesse intercettazioni che hanno permesso al signor Di Pietro di avvertire il figlio che era sotto indagine (ovviamente, quale padre non sa che il figlio è indagato). Ancora è lo stesso Di Pietro, che mentre davanti attacca Berlusconi, dietro si avvale della immunità riservata ai parlamentari europei: d’altronde il povero Antonio avrà commesso giusto qualche graffio ad una vettura, niente di cui preoccuparsi. Sempre l’Antonio nazionale è quello a cui ovviamente fa schifo lo stile Grande Fratello, ma candidare una sua partecipante no: però si sa, la Piredda fu una icona delle lotte contro il governo di Berlusconi, anche se a pensarci bene, “che c’azzecca” con il Parlamento Europeo? Passi per il “famoso isolano” Cabrini, almeno lui di sport qualcosa ancora ci capisce…

A proposito di vetture, nell’ambito del gossip barese ci sono due protagoniste: l’una, Patrizia D’Addario, ha promesso di infangare il premier, ed è diventata la nuova icona del femminismo italiano; l’altra, Barbara Montereale, ha promesso di difendere il premier dalle accuse infondate della prima, e questa mattina si è ritrovata con la macchina bruciata. Vabbè dai, a chi non è mai capitato di ritrovarsi con la macchina bruciata per errore?

Il Governo amico degli evasori

24 giugno 2009 No comments »
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C’è poco da dire, se questo Governo è amico degli evasori, è proprio un gran bastardo…

Roma, 23 giu. (Apcom) – Scoperti redditi nascosti al fisco per 13,7 miliardi di euro, cui devono aggiungersi recuperi di Iva dovuta e non versata per 2,3 miliardi e rilievi Irap per 8,7 miliardi. Cifre che confermano e sopravanzano del 10% i risultati del 2008 che si era chiuso con il consuntivo più alto degli ultimi decenni. E’ uno dei principali risultati ottenuti nei primi cinque mesi dell’anno dalla Guardia di Finanza che questa sera festeggia il suo 235° Anniversario di Fondazione.

La Guardia di Finanza ha inoltre individuato ben 3.200 evasori totali e paratotali che avevano occultato redditi per 8 miliardi, tra cui 1.200 denunciati alle Procure della Repubblica per omesse o infedeli dichiarazioni comportanti evasioni di imposte al di sopra delle soglie di punibilità penale (77/103mila euro l’anno). La Gdf, inoltre, ha accertato frodi “carosello” per emissione ed utilizzo di fatture false con addebiti di Iva per 1,1 miliardi (il doppio rispetto al 2008) ed eseguiti sequestri di disponibilità finanziarie e patrimoniali a carico degli indagati per 176 milioni (+160% sul 2008). Rilevati casi di evasione internazionale per 3,1 miliardi, in relazione a “esterovestizioni” della residenza fiscale, triangolazioni con Paesi “off-shore” ed omesse dichiarazioni di capitali detenuti all’estero.

(ANSA) – ROMA, 23 GIU – La lotta alla contraffazione ed alla pirateria nei primi 5 mesi dell’anno ha portato al sequestro di 47 milioni di prodotti con marchi falsi. Si tratta di piu’ del doppio rispetto al 2008, con l’arresto di 476 persone affiliate alle organizzazioni malavitose. Lo segnala la GdF nel bilancio sull’attivita’ dei primi 5 mesi dell’anno. Sono stati scoperti 20 mln di capi falsi del settore moda(+60%); 4 milioni le opere d’ingegno duplicate (+60%), 14 mln i beni di consumo e 9 mln i giocattoli insicuri.

Ora ovviamente ci spiegheranno, come solertemente ha fatto il responsabile economico del PD Fassina, che questi risultati sono il merito delle “strategie” messe in campo dal Governo Prodi, secondo la ben nota tiritera che la destra i problemi li crea mentre la sinistra li risolve (peccato che il popolo italiano da 2 anni attesti il contrario). A Fassina bisognerebbe ricordare che le strategie non vanno solo scritte, vanno anche applicate e supportate, e che dunque il mito del Governo amico degli evasori è costretto ad arrendersi di fronte ai fatti.

Speriamo che vinca sempre il PD

23 giugno 2009 No comments »
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Provinciali 2004 Provinciali 2009 Totale
Centrodestra 9 34 +25
Centrosinistra 50 28 0
Comuni cap. 2004 Comuni cap. 2009
Centrodestra 4 14 +10
Centrosinistra 26 16 0

C’è poco da dire: 2 settimane fa avevo scritto di come l’entourage del Partito Democratico, segretario Franceschini in testa, sembrasse vivere in un universo parallelo. Nonostante la batosta elettorale, nonostante i centinaia di migliaia di voti in meno, nonostante il centrosinistra fosse uscito dalle urne abbondantemente ridimensionato più di quanto già non fosse, il PD parlava di vittoria, secondo un nuovo modo di giudicare i risultati guardando non al voto reale ma al voto virtuale dei sondaggi. Si parlò di successo perché Berlusconi non aveva sfondato, come appunto se ci fosse da esultare per un derby perso 3-0 qualora alla vigilia l’aspettativa fosse invece un 5-0.

Dopo 2 settimane l’atteggiamento non è cambiato: nonostante il centrosinistra abbia perso altre province, altri comuni e abbia vinto soltanto dove vince da oltre 60 anni, si continua a parlare di “vittoria”, di “inversione di tendenza”, di “destra in declino”, di fine di Berlusconi. Ma dico io: il PD che vince a Firenze, a Bologna, a Ferrara, a Torino, è cosa assolutamente normale. Non ci sarebbe nulla di cui esultare, è come se l’Inter battesse il Pofi 10-1. È invece sensazionale che in questi centri rossi che più rossi non si può il centrodestra abbia costretto la coalizione avversaria al ballottaggio: insomma, è più straordinario il gol del Pofi che non i 10 dell’Inter. Eppure i sorrisi stampati sulle facce dei signori sinistrorsi sono l’ennesima riconferma di quanto fuori dal mondo vivano questi signori.

Spariscono dalla Lombardia in maniera completa, il PdL si insinua pesantemente in Piemonte, prende anche Venezia, conquista una roccaforte in Emilia come Piacenza, per poco non pianta bandiera anche in Toscana, dove a Prato perde per un 0,x%, ovunque i comuni storici della sinistra cadono, come Sassuolo e Casale Monferrato per rimanere ai più noti. Il PD si consola conquistando Montecatini, un po’ pochino direi… Il PdL prima governava 4 milioni di cittadini, oggi ne passa a governare sul territorio ben 21 milioni. Il PdL aveva 9 province e le ha tutte riconfermate al primo turno, mentre il centrosinistra nella grande maggioranza dei casi o ha perso o è stata costretta al ballottaggio, come a Ferrara, come a Bologna, come a Rimini, tutte zone dove in passato viaggiava su cifre elettorati da Stato sovietico, 60% ed oltre. A Firenze, Filippo Galli ha sfondato quota 40%, una soglia psicologica che vale quasi come una vittoria. In Emilia sfonda la Lega e insieme al PdL il centrodestra raggiunge financo il 49%, come nella già ricordata Prato dove ha conquistato il comune, come a Rimini, come in tante realtà locali di rilievo. La geografia politica del Paese è profondamente mutata, con una unica macchia blu da nord a sud vagamente chiazzata di rosso qua e là, mentre il PD si conferma soltanto in Toscana, in Emilia-Romagna (in molti casi a stento) ed in Umbria, ridotto oramai ad un partito praticamente regionale, di centro Italia, dove pure perdono completamente l’Abruzzo ed arretrano nelle Marche. Una grande vittoria, come non vederla?

Inoltre, non vedo cosa ci sia realmente da esultare: quel poco che hanno ottenuto lo hanno ottenuto soprattutto grazie alla campagna di certi ambienti giornalistici e giudiziari, che hanno funzionato come centrifughe cariche di sacchi di cacca. A sinistra per 2 mesi hanno provato a fare i santarellini, puntando l’indice su una questione morale da un pulpito che sarebbe meglio non ci provasse neanche (bisognerà tornare su questo argomento). Alla fine, una certa parte dell’elettorato di centrodestra, soprattutto quello cattolico, ha scelto l’astensione: non ha votato per il PD (e questo è comunque un passaggio significativo), ma non ha votato neanche per il PdL, ed in queste condizioni è storicamente accertato che la sinistra vince sempre. Qui si dovrà aprire un certo dibattito interno, si dovrà capire in che modo recuperare quel voto in vista delle prossime elezioni regionali (2010), si dovrà capire come evitare nuovamente quell’astensionismo non solo da gossip, ma anche di “forza” (non vado a votare, tanto vinciamo lo stesso…), che ha caratterizzato questa campagna elettorale, e come trovare il modo di portare l’elettorato a votare anche ai ballottaggi, dove si è registrata una flessione significativa rispetto al primo turno (nettamente più marcata alle province tuttavia).

Infine l’UDC: anche in questa tornata ha messo i piedi nelle staffe che considerava vincenti: hanno detto che nel primo turno sono andati da soli rinunciando a molte poltrone, ma nel secondo turno si sono alleati a destra o a sinistra a seconda della convenienza. L’UDC non è stata neanche sempre decisiva, come ci vogliono raccontare, perché a Frosinone ha vinto il PdL ugualmente, ed a Torino avrebbe vinto lo stesso il centrosinistra.

Se il vento di centrodestra che ha sferzato l’Italia è rimasto tale e non è diventato uno tsunami come è mancato poco che fosse, è soprattutto merito di questo dato. Dato sul quale il PD potrà costruire tutte le risibili fantasie che vuole, nella speranza che prima o poi torni a fare politica vera ma soprattutto che continui a vincere le elezioni proprio come in questo 2009…

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